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Archiviazioni mensili: gennaio 2011

Ho letto questo libro di Edmondo Berselli sull’abbrivio di una straordinaria recensione di Ilvo Diamanti, firma di Repubblica che leggo sempre con piacere, in cui questo testo viene presentato come:

Il testamento di Berselli per una società più giusta.

E se l’economia può far soggezione, la società più giusta è già un concetto che sento più vicino.

E che mi invoglia a scrivere, che sento sulla pelle tutti i giorni.

In fondo chi ci ha rimesso i risparmi con la Cirio o la Parmalat è gente normale come me… e la copertina del libro promette:

Dopo l’imbroglio liberista, il ritorno di un mercato orientato alla società.
Una via cristiana per uscire dalla grande crisi.

Concordo con tutte le premesse dell’autore, mi sono lasciato affascinare dall’acutezza dei riferimenti, ho infinitamente apprezzato le aperture culturali poste con elegante nonchalance, tono sempre leggero e sostanza profusa a piene mani.

Senz’altro un maestro (uno che sintetizza il sessantotto così come lo chiamate? “La sconfitta peggiore è quella di avere creduto per tanto tempo nella rivoluzione impossibile, come se fosse una soluzione politica praticabile, e avere dimenticato che le società avanzate vanno modificate con la fatica lenta delle riforme, non con i sogni rivoluzionari. Ci vuole l’utopia concreta che si approssima con il pragmatismo, mentre troppo spesso i sogni hanno la cattiva tendenza di diventare incubi), che mi rammarico di non aver seguito prima, quand’era ancora in vita.

“L’economia giusta” è infatti il libro che ha scritto durante la malattia, nei suoi ultimi giorni.

Il liberismo sfrenato, le superstizioni spacciate per verità (“i soldi che fanno soldi”), l’illusione della crescita senza limiti… come non essere d’accordo?

E proprio questa sintonia assoluta che crea con il lettore (con me di sicuro), prepara il terreno per una conclusione forte, all’altezza della lucidità critica di queste pagine, una rivelazione cui un’intelligenza di questo livello non può non arrivare.

“La via cristiana per uscire dalla grande crisi”, come dice appunto la copertina.

E invece… l’ultimo capitolo del libro “Una via d’uscita” descrive una ricetta un po’ blanda, sensatissima ma improbabile, come il consiglio saggio detto a mezza voce nel frastuono del Titanic che affonda.

Almeno secondo me.

«Come terapia sociale, occorrerà guardare alla nostra storia, per vedere su cosa si è fondata. Ed è superfluo ripetere  che alle nostre spalle c’è un passato di redistribuzione, quel sistema realizzato dalle democrazie  cristiane e dalle socialdemocrazie europee. Che non riuscirà a innescare di nuovo la crescita ruggente all’americana, ma proverà a restistere agli scossoni dell’economia».

«Dovremo abituarci ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere più poveri. Ecco la parola maledetta: povertà. Ma dovremo farci l’abitudine».

Forse il messaggio è: abbiamo distrutto le utopie politiche, calpestato l’idea di una società etica, ignorato le potenzialità del capitalismo responsabile, il minimo che può succederci è rimanere con meno soldi in tasca.

E – quel che è peggio – con la miseria nell’anima.

E’ questo che volevi dirci, grandissimo Edmondo?

Lunedì 24 gennaio alle 12.00, Formato Famiglia – la trasmissione di Tv2000 che trasmette sul canale 801 di Sky e sul canale 28 del digitale terrestre – mi ha invitato a parlare, insieme ad altri ospiti, di “internet per le famiglie” dal punto di vista “business”, cioè cosa può fare un privato, una famiglia, per iniziare a proporre un’attività commerciale sul web.

Non sono pratico di studi televisivi ed ho esitato un po’ ad accettare, poi mi hanno ricordato che su questi argomenti ho scritto un libro, e con il web ho creato una rete di spazi condivisi in tutta Italia… sveglia Max!
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Uno dei blog aziendali che mi danno più soddisfazione (come autore e anche come goloso) è quello che seguo per Vicenzi, intitolato “MatildeTiramiSu” dal nome della fondatrice del gruppo veronese, nonché dalla specialità del noto dolce al cucchiaio, spesso cucinato con savoiardi Vicenzi.

Trovo davvero piacevole e divertente ricevere ricette dalle cucine d’Italia, con tanto di foto dalle quali sembra salga l’odore delle case italiane, quello vero, quello di quando eri bambino e facevi i compiti mentre dalla cucina arrivavano improvvise folate di paradiso.

In circa sei mesi abbiamo raccolto spontaneamente (cioè senz’altra forma di pubblicità che non fosse il blog stesso, la pagina Facebook e gli update di Twitter) 44 ricette di torte, da circa altrettante cuoche e cuochi, a cui “Matilde” ha dedicato 44 pagine personali all’interno del blog.

Inoltre, a chi decide di condividere la propria ricetta preferita, Vicenzi regala un bel ricettario di dolci, inviato direttamente a casa.

Trovo sia gratificante essere coinvolti in progetti in cui ti riconosci, per questo sono fiero di comparire con il mio nome e cognome sia nel “chi siamo” del blog sia nel profilo Twitter del progetto.

Mi piace sottolinearlo perché non sempre le aziende rendono noto chi sono le persone che ne gestiscono la conversazione online, e mi pare che in questo caso la mia agenzia abbia trovato un committente illuminato :-)

E adesso guardate queste foto, tratte dal Flickr di Matilde, e ditemi se non è un piacere…

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