
By Laura Coppola.
Archiviazioni mensili: settembre 2011
Alzo gli occhi dal computer, e molte cose mi sembrano parodie di se stesse.
La pubblicità.
Certi convegni.
Alcuni personaggi.
Mi chiedo se è l’effetto di una dieta mediatica prolungata, che dura ormai da alcuni anni (tim ferriss e la sua low information diet docet)… quando non vedi le cose per molto tempo, possono succederti cose così. O magari è il mio solito carattere che si stufa subito.
Di certo è meglio fare (scrivere, leggere, parlare) che guardare (la tv, il convegno, i personaggi).
Quando mi succede così mi viene da alzarmi, aprire il computer e costruire.
“Coworking con l’erba sotto i piedi”. Domani a Campogalliano, dove Cowo incontra la natura.
Grazie ai cowomanager di Cowo Campogalliano/Modena per aver organizzato questo bell’evento, in cui il coworking mette i piedi sull’erba, nel magnifico posto che vedete nella foto.
Io ci sarò! :-)
Buon lavoro ragazzi (e professori).
Domani inizia un altro anno scolastico.
A proposito di scuola italiana, leggendo Google Story ho appreso che il papà (prof di matematica) del co-fondatore di Google Sergey Brin – dopo essere emigrato tra mille stenti dalla Russia agli USA con tutta la famiglia – iscrisse il piccolo Sergey a una scuola americana metodo… Montessori.
Buon lavoro a tutti, ragazzi e professori italiani.
Quando sono stanco, penso a Dostoevskij.
Che ha scritto Il giocatore e Delitto e Castigo insieme, uno al mattino e uno alla sera.
Oppure a Steve Wozniak, che di giorno lavorava all’HP e di sera creava il primo computer Apple (software e hardware, tutto).
Per dire, se ne possono fare di cose in una giornata.
La sostenibilità del marketing e il marketing della sostenibilità.
Vengo a sapere che il progetto Cowo forse entrerà in un progetto, più ampio, dedicato alle città sostenibili. In effetti, il coworking è riconosciuto come “sostenibile”.
Questo della sostenibilità è un tema che mi trovo ad affrontare sempre più spesso, nei discorsi e nei pensieri.
Cosa vuol dire, alla fine, sostenibilità? Perché Cowo è sostenibile? E cosa non lo è?
Non dico queste cose col cappello dell’uomo di marketing, ma con le scarpe del cittadino consumatore.
Mi viene da usare una espressione giovanile: una cosa è sostenibile se ci sto dentro. Se ci stai dentro, è sostenibile.
Così, non è sostenibile dover pagare 3.000 euro di inps appena apri una società (prima ancora di fare la prima fattura). Oppure iniziare l’acquisto online di un volo low cost, e scoprire solo alla fine che pagare con carta di credito costa varie decine di euro (che magari raddoppiano il prezzo del biglietto pubblicizzato). O ancora, non è sostenibile sfogliare una rivista e trovarsi metà delle pagine di pubblicità. O ricevere due telefonate di telemarketing al giorno. O chiedere la trasferibilità del numero di cellulare e rimanere settimane in attesa. O chiedere un’informazione a un servizio clienti e ricevere risposte diverse a seconda dell’operatore. O andare all’agenzia delle entrate con un appuntamento e trovarsi altre 20 persone con lo stesso appuntamento. O comperare un’automobile che perde il 20% del valore il minuto che l’hai pagata.
Potrei andare avanti. A pensarci, viviamo, in condizioni di forte insostenibilità, e il marketing c’entra parecchio.
Per questo mi piace e mi intriga l’attività del coworking.
Sia l’attività in sé, sia il suo marketing.
Ieri uno studente mi ha fatto notare come la frase “prova a guadagnare qualche euro con il coworking” – presente dal 1° febbraio 2009 nella home page del sito Cowo – possa “far pensare a un business”.
In questa timida osservazione c’era un velato rimprovero, come se “business” fosse il male, e come se il concetto di “sostenibilità” non potesse avvicinarsi a quello di “profitto”.
Pareva dirmi: tu prometti un guadagno, non puoi promettere anche la sostenibilità.
Invece, secondo me, un profitto ci deve essere, perché profitto = risorse, risorse = vita del progetto.
Senza risorse i progetti muoiono, e senza progetti nuovi, ahimé, continueremo a stare nell’insostenibile insostenibilità di cui sopra.
E infatti, con Cowo, il profitto lo cerco, in modo lucido e attento, ma divertendomi a tenerlo al secondo posto, dopo le relazioni.
Ecco cos’è la sostenibilità, per me. E il marketing deve seguire questa logica, basata – indovinate un po’? – sulle persone.
Quindi: cerco di guadagnare di più seguendo una strada diversa dalla massimizzazione del profitto.
Provo ad aumentare il profitto abbassando i prezzi e aumentando i servizi, per esempio.
Perché alla base del business del coworking (ammesso che esista) non è la massimizzazione del profitto, ma la massimizzazione della sostenibilità.
Quindi: Più sostenibilità = più business = più profitto.
Detta così può sembrare semplice, ma non lo è. E’ una follia, invece, ma – ne converrete – una follia più bella di quella che si vede ogni giorno nelle news economico-finanziarie…
(Forse qualcuno penserà che sono un ricco eccentrico che gioca alle teorie del business. Invece ho ancora 12 anni di mutuo prima casa, davanti a me. Ma sono convinto che un modo diverso di portare avanti le attività imprenditoriali – finalmente lontano dall’ossessione della crescita infinita, del profitto a tutti i costi, degli investitori da remunerare – sia possibile sostenibile).