Il mio amico di quinta elementare Beppe, che mi ha cercato per tutti questi anni, mi ha detto che trovava sempre l’altro, il mio omonimo famoso, l’industriale di rilievo, presente in politica e nei giri che contano.
Nomad Work
La community dedicata ai nomad workers (cowo ma non solo). Da quest’anno.
Mind the Bridge foundation
Il progetto nonprofit che mette in contatto talento imprenditoriale italiano con le risorse della Silicon Valley (da pochi mesi sono il referente per la comunicazione in Italia).
Quasi sempre, parlando di start-up piene di idee e vuote di soldi (e quindi in cerca di capitali), viene fuori che le difficoltà principali di questi giovani e geniali imprenditori sono:
Aprire excel e fare un business plan come si deve
Raccontare bene la propria idea in non più di 5 minuti
Le sessioni prevedono la mattinata di corso e un colloquio one-to-one con tutti i partecipanti nel pomeriggio, e saranno tenute da una professionista di questi skills attiva in Silicon Valley (patria del Venture Capital), Elisabetta Ghisini.
Il costo (500 euro) può forse sembrare impegnativo, ma secondo me è un eccellente investimento.
Coworking La Pillola 400 in Via Algardi 2/A Bologna - Ingresso
Dopo tanto tempo che desideravo vederlo, finalmente ieri si è creata l’occasione per una visita in Via Algardi 2/A, alla Pillola.
Che sia un posto speciale lo capisci prima di entrare (vedi gli scimmioni tecno della foto sopra).
E una volta dentro, l’ambiente è davvero piacevole e stimolante, e l’atmosfera di tranquilla operosità che vi si respira è qualcosa che fa piacere.
Quando poi ti raccontano le molteplici linee di attività, che spaziano dagli eventi alle mostre, passando per gli aperitivi e le feste in terrazzo, capisci che la marcia in più della Pillola non è il bar interno, gli arredi sapienti o le opere di tecno-art (che comunque fanno piacere), ma le teste che la gestiscono.
In un pomeriggio torrido in un’Italia asfittica, alla Pillola non solo ho respirato ma sono stato perfino ispirato.
Anche se sono un uomo di advertising e l’agenzia vende creatività per quello, faccio sempre in modo di includere, dopo la presentazione delle campagne, una piccola panoramica su quanto faccio in rete (i blog, il mio social network, il progetto cowo che vive di solo marketing nonconvenzionale ecc.).
Questa parte della presentazione a volte sfocia in un’interesse particolare, che viene sintetizzato nella frase di saluto:
…e comunque, se le viene un’idea per noi, ci faccia sapere.
Questo fatto è molto interessante, e merita una piccola riflessione.
Dapprima mi irritavo un po’. Ma come, se le viene un’idea, l’idea mi viene se tu mi chiedi di farmela venire!
E poi: come se non mi svegliassi già tutte le mattine alle sei per farmi venire idee per quelli che mi pagano per farlo!
Però però.
Alla fine, mi sono persuaso che “se le viene un’idea ci faccia sapere” sia in fondo un complimento.
Significa “lei ci piace, ma non sappiamo cosa chiederle” che – tutto sommato – non è altro che una richiesta d’aiuto.
Insomma, un’apertura da parte di chi ancora non sa tanto aprirsi.
Forse sta a noi inventarci – oltre alle idee di campagna – delle idee di relazione con i clienti.
Internet, la posta elettronica, skype, i cellulari smart. Senza tutto questo oggi non avrei potuto lavorare in modo efficiente in un ufficio che non è il mio.
E’ stata una bella esperienza, occuparmi delle mie cose da un “altro” posto, sempre in contatto con i miei collaboratori via mail e telefono, ma al tempo stesso a contatto diretto con persone di cultura professionale completamente diversa, con cui ho scambiato chiacchiere, biglietti da visita e apertura mentale.
Flessibilità è senz’altro una parole d’ordine del lavoro dei nostri tempi, e non vuole sempre dire cose brutte…
Grazie a Mikamai e alla loro apertura verso il coworking per avermi permesso di provare queste cose.
In 13 domandine, eccolo spiegato, dalla viva voce di chi lo fa tutti i giorni.
In questo breve video parlano sia le persone che hanno preso una scrivania in affitto, sia quelle che offrono degli spazi all’interno dei propri uffici.
E’ anche un modo di “conoscere” chi partecipa al nostro progetto di coworking network (nel video ci sono tutti).
[UPDATE - Mi correggo, nel video manca qualcuno del Cowo di Roma, appena aperto].
Ieri sera sul tardi Radio Rai 3 – Radioeuropa ha mandato in onda questa brevissima intervista telefonica al sottoscritto, rilasciata in modo un po’ affannoso mentre cammino velocemente cercando di non tardare a un appuntamento.
Mi sono anche dimenticato di dire l’indirizzo del sito di coworking project o quello della community, mannaggia…
Trascrivo il testo:
Un architetto, uno scrittore, un ingegnere spaziale che lavorano nello stesso ufficio.
Si chiama coworking, ed è la nuova frontiera del lavoro autonomo. Una sorta di ufficio condiviso dove si affittano postazioni per periodi più o meno lunghi. Nato negli Stati Uniti, il fenomeno è ora sbarcato in Europa dove conta già una settantina di esperienze. Una di queste è Cowo, aperta a Milano da Massimo Carraro. Lo abbiamo raggiunto.
Il coworking è la pratica di condividere uno spazio professionale tra persone di professioni diverse, valorizzando talenti individuali e creando un contesto dove ognuno può trarre dei vantaggi dalla presenza dell’altro.
Che tipo di lavoratore si rivolge al coworking?
Tradizionalmente è il freelance, però abbiamo visto anche altre figure, come l’imprenditore che veniva da noi per lavorare in pace, o un autore letterario di romanzi, un ingegnere aerospaziale, professionisti della comunicazione, project manager… quindi tutti coloro che hanno bisogno di una situazione di lavoro per un periodo, magari breve, in modo flessibile.
Quali sono i costi?
Duecento euro al mese per una postazione.
Tra i vantaggi che dà il coworking, c’è sicuramente quello di non essere da soli…
Ci sono però anche altri vantaggi: intanto essere a contatto con altre professionalità che possono anche essere di aiuto e preparare un po’ il terreno per future collaborazioni di lavoro, inoltre c’è un aspetto economico importante, e poi c’è un aspetto di network oltre che fisico anche virtuale, perché i legami che si creano tra coworker rimangono anche oltre il periodo della presenza fisica nel coworking.
Anche in Europa abbiamo degli esempi di coworking…
La presenza [qui è stata tagliata la frase "di aziende ed enti pubblici"] a livello istituzionale. Questo ha permesso di creare una situazione dove in un anno credo abbiano avuto qualcosa come ottanta eventi, tra cui il “passaggio” del sindaco di San Francisco o del fondatore di Facebook.
Anche oggi, per l’ennesima volta, chi mi ha fatto parlare per una buona mezz’ora dei progetti che abbiamo in pista con le scimmie, i cowi, il libro, i corsi, l’ascolto ecc ecc, se n’è uscito con la frase:
Ma allora, la crisi, voi non la sentite…
Strana frase, me la sento dire e mi coglie sempre un po’ impreparato. Certo che la sentiamo, figuriamoci. Evito solo di metterla in copertina al mio racconto.
Ci ho pensato e ho deciso di prenderla come un complimento.
Forse, tra le righe, chi mi dice questa cosa in realtà mi sta dicendo:
Ma allora, voi continuate a credere nel valore delle buone idee e del lavoro sodo…
Sei postazioni Ikea-designed si aprivano timidamente al mercato degli uffici condivisi secondo logica network-oriented.
Un anno dopo le postazioni sono diventate 15, ma – qui sta il bello – non sono cresciuti i metri quadri della nostra agenzia, è cresciuta un’idea, che ha saputo contagiare altri nel progetto, e tutto per mezzo del solo passaparola online.
(Si sa che quando si tratta di evolversi, le scimmie sanno il fatto loro…).
[UPDATE 25 marzo 2009 - I cowi sono diventati 4, le postazioni di coworking disponibili a Milano 20, il piccolo miracolo delle scimmie che moltiplicano le scrivanie continua!].
Finalmente, dopo tanto pensare, Cowo Milano è in grado di supportare chiunque voglia guadagnare qualcosa sfruttando quella scrivania vuota nell’altra stanza.
L’idea è “svegliare le scrivanie che dormono”, e metterle a frutto in un modo utile, non solo sul fronte economico ma anche su quello delle conoscenze personali e delle sinergie professionali (a proposito, sono 117 i membri del gruppo Cowo Milano su LinkedIn, e adesso c’è anche il gruppo Facebook dedicato a Coworking Project).
Dal punto di vista dei nomadic workers, più coworking ci sono e meglio è. Ma è meglio per tutti, direi, in quanto siamo tutti “nomadi”, quando abbbiamo una riunione fuori città o dobbiamo affrontare qualche trasferta… non ditemi che non vi è mai capitato di cercare di lavorare in una sala d’aspetto di qualche stazione, o in un bar…
Il progetto offre un pacchetto “smart” per mettersi in pista nel modo giusto, cioè in rete (qui domande e risposte, qui la nostra convenzione Hotel per tutti i Cowo convenzionati, e qui il primo affiliato, un posto davvero bello).
Ho sempre la testa, l’agenda, il telefono, la mail e i feed così pieni che non mi resta mai un secondo per pensare alla crisi… e ne sono felice.
(Ma se hai così tanto da fare, cosa perdi tempo a scrivere… sento già una voce dentro che me lo dice… ma siccome scrivere mi ha sempre dato i suoi frutti… riprendo a scrivere).
Un modo di inventarsi il futuro, ad esempio, è quello dei ragazzi di Gruppopigreco, ex-studenti dell’Accademia di Comunicazione che hanno deciso di fondare un’agenzia dentro la scuola, convincendo Michelangelo Tagliaferri a supportarli, e riuscendo a elaborare l’umiliazione del precariato (cui erano fatalmente indirizzati) in leva strategica per far breccia sul mercato, offrendosi alle aziende con un rapporto costo/talento competitivissimo (scusate i gerundi, sono stanco e scrivo così).
Ci riusciranno? Chi lo sa, ma dovessero fallire, sarebbe un modo trionfante di fallire.
Ho incontrato Marco Fornaro, che mi ha raccontato il progetto, che ho trovato affascinante per l’approccio e mirabile per capacità adattativa, di cui io sono fiero sostenitore (in compagnia dell’a.d. della Fiat).
Questo post è il mio modo di far loro i complimenti. (A volte non basta essere fan su Facebook).
Poi c’è il coworking, che accompagna le mie giornate lavorative da quasi un anno.
Anche qui, qualcuno (io e la mia agenzia) si inventa il futuro. Insieme ad alcune altre persone di talento, ognuno impegnato nel suo percorso, ognuno capace di costruire la propria attività al di là degli schemi banali e banalizzanti cui siamo abituati.
Non è semplice, niente lo è, ma è entusiasmante.
E l’entusiasmo è sempre fecondo, fa nascere altre cose.
Noi del Cowo di Milano – Via Ventura ci mettiamo il marchio, un po’ di esperienza, le consulenze necessarie a far bene le cose (cioè a norma di legge), un sito, un po’ di gadget. E anche un’ottima convenzione alberghiera che abbiamo appena stipulato.
A chi si unisce a noi, chiediamo 100 euro di rimborso spese, il rispetto dello stile collaborativo del coworking, l’impegno a non praticare prezzi troppo alti.
Davide Tagliapietra (secondo da destra) è un ingegnere aerospaziale di 36 anni che si occupa di progettazione nautica per la sua azienda, la Schickler Tagliapietra.
E’ il team leader di Green Cruiser 50 – una barca straordinariamente innovativa, a propulsione ibrida a pannelli solari con struttura in fibra di bamboo e rifinita con vernici fotovoltaiche, progettata con i suoi partner (30 e 28 anni) soprattutto attraverso Internet – che gli ha valso la vittoriaal premio internazionaleNext Sly Contest.
Una storia come questa dimostra così tante cose dell’Italia (il talento, l’energia, l’inventiva, la competitività, la giovinezza, la capacità di vincere, la bravura, la flessibilità, la modernità, l’intelligenza, la potenza, la grinta, la passione, l’amore per il proprio lavoro) che dovrebbero passarla al telegiornale tutte le sere.
Riporto volentieri la motivazione della giuria, capirete che il mio entusiasmo è più che giustificato.
La barca ha appassionato tutti, non solo perché rispondeva in maniera puntuale ai requisiti del bando (lunga autonomia, equipaggio ridotto, basso impatto ambientale, vivibilità in coperta e negli interni), ma soprattutto per l’originalità e l’alto contenuto di innovazione ricercato in ogni soluzione proposta, in particolar modo nelle appendici, e nella originalissima chiglia basculante.
Un’idea nuova che ha sicuramente molti limiti in termini di fattibilità industriale, ma che rivoluziona il punto di vista suscitando grande interesse per un approfondimento.
Il sentimento generale è stato quello di trovarsi di fronte a un progetto un passo avanti agli altri: anche eliminando gli aspetti più originali della timoneria e del bulbo, si tratta comunque un ottimo yacht, con una coperta intelligente, interni comodi e una grande personalità estetica.
Lo scafo seppure meno spettacolare di altri ha una linea pulita, moderna, ma allo stesso tempo abbastanza classica da non essere soggetta ai dettami del tempo e della moda.
L’impressione generale è stata dunque quella di un progetto realizzato con massima diligenza e attenzione alla ricerca.
Soluzioni semplici e soluzioni ancora da esplorare.
Probabilmente alcune di loro non saranno praticabili in termini di fattibilità, ma questo è lo scopo di Next Sly Contest: una visione nuova e fresca, proveniente da una prospettiva differente.
In questi giorni due persone ci hanno fatto una richiesta che, al Cowo, non avevamo mai ricevuto: quella di utliizzare una postazione in modo saltuario, non continuativo.
Laura e io ci abbiamo pensato un po’ e abbiamo deciso di inserire nelle opzioni offerte anche un “pacchetto 5 giorni”, che offre appunto 5 giornate di coworking non consecutive, da utilizzare entro un anno.
Naturalmente, la disponibilità è da confermare volta per volta (ma se proprio tutte le postazioni fossero tutte occupate nel giorno che serve, c’è sempre il tavolone della zona riunioni) e la postazione disponibile può non essere sempre la stessa (ma tanto il Cowo è bello tutto…).
Se sei membro di un coworking e sei in viaggio, puoi usufruire di una postazione (a costo zero fino a tre giorni) presso uno degli altri coworking che aderiscono.
Noi di Cowo Milano aderiamo, e anche Blankspaces di Los Angeles, di cui vi presento uno spot molto simpatico.
Come si può dire quando una persona che vedi al lavoro tutti i giorni impegnarsi dal mattino fino a sera tardi, impegnato a lanciare il suo business via Skype in tutto il mondo dalla scrivania accanto alla tua, come si può dire quella cosa che provi quando ti dice che ha vinto un concorso internazionale, con una tecnologia del tutto nuova, che nel weekend sarà in Germania con il socio americano (che lavora in Olanda) a ritirare il premio, e la settimana prossima vorrebbe lavorare insieme a un progetto di marketing dell’ascolto?
Secondo me, una cosa così si dice così: coworking.
Il primo LinkedIn group che ho aperto è per il coworking, si chiama Friends of Cowo (e siamo in 101), poi è venuto quello degli ex-borsisti all’estero di Intercultura (e l’altra settimana abbiamo fatto un bell’happy hour in Corso Magenta), infine c’è quello dedicato all’imparare facendo (Learn by Doing) che è nato per tutti quelli con il pallino di imparare di cntinuo qualcosa (un’idea nata con Web Marketing Garden). Mi piace un casino avere tutta questa gente intorno, mi è di stimolo e mi aiuta a portare avanti le mie pazzie.
E’ che sono troppo contento di annunciare che al prossimo Read and Drink (l’aperitivo stile milano da bere leggere della libreria Books-Import di via Maiocchi 11), tra le tartine e le patatine ci saremo anche noi del Cowo – coworking Milano per chiacchierare dell’iniziativa con chiunque sia interessato (il coworking è quella cosa per cui tu, se non vuoi impegolarti nell’affitto di un intero ufficio vieni da noi e tiaffitti una scrivania per il tempo che ti serve. E intanto che stai lì conosci dell’altra gente).
E se arrivano le spillette da iPins, ci saranno anche quelle.
Spero di non avervi deluso, in particolare riguardo al n. 2 della lista. (Non è bello sapere che esiste qualcuno che cerca su Google “scrittura elegante”?)
Una delle cose più piacevoli che fa succedere il coworking è quella di incontrare gente.
Ok i coworkers, quello me lo aspettavo, ma di vedermi arrivare gente dalla Svizzera o da New York…
Comunque, se qualcuno ha bisogno di un desk o di una sala riunioni a Losanna, Coworking Lemans è in procinto di aprire. In una città meravigliosa. E salutatemi Marco.
Ho sempre ammirato e invidiato chi ha molti tavoli di lavoro, e ho anche avuto un esempio molto vicino per diversi anni.
Il bello di questo approccio è che, di solito, uno rafforza l’altro. (Il brutto è che si lavora il triplo, ma se hai passione non ti pesa, come dice Stephen King).
Autore satirico, pubblicitario e giornalista, per stare nell’esempio che dicevo, sono tre attività che si nutrono sicuramente l’una dell’altra, in un bel gioco di stimoli e collegamenti neuronali.
E noi che non siamo Pirella?
Monkey e Cowo sono le due scrivanie a cui mi siedo io tutti i giorni… per ora.
(Il coworking è una vera figata – lo dice anche Repubblica! – se siete dei professionisti indipendenti stufi di lavorare da soli, ma non volete la menata di affittarvi un ufficio, dovreste fare un salto da noi).
Aziende con le Orecchie, invece, è la directory delle aziende italiane che praticano il marketing dell’ascolto, cioè corporate blogs, social network ecc. (qui il manifesto).
L’aggiornamento è settimanale, le aziende recensite finora sono 81.
Per noi del cowo oggi è un bel giorno: l’edizione milanese di Repubblica ci ha dedicato un bell’articolo (che non ho ancora letto, ho solo visto questa immagine online) completo di foto, profili personali e credo anche un’intervista al sottoscritto.
Il tutto con rimando in copertina. Mi piacerebbe postare un link all’articolo, ma non ho ancora capito se esiste. Nel frattempo… vado in edicola!