Marketing filters.

Coinvolgersi in contatti che non portano a niente, investire risorse in situazioni che sfumano, partecipare a gare che fanno solo perdere tempo.

Chi non è mai incorso in queste sfortunate circostanze?

Saper prevenire questo tipo di situazioni “filtrando” alla base ciò che è potenzialmente fruttuoso da ciò che invece si rivelerà una perdita di tempo, energie e denaro, può rivelarsi prezioso.

Al di là del buon vecchio fiuto, ho scoperto nel tempo che esistono molti tipi di “filtro”.

C’è chi ha un biglietto da visita con un cartoon dove compare la parola fuck, e sostiene di capire – dalla reazione di chi lo legge – se si tratta di un buon contatto o meno:

it works an an “idiot filter”, especially in the US where it’s more risky to use the f-word in a business environment than it is in the UK

Poi ricordo un free-lance che sosteneva di filtrare gli incarichi che gli proponevano attraverso dei preventivi piuttosto alti, valutando che solo chi era disposto a spendere una quantità accettabile di denaro fosse sufficientemente affidabile come cliente.

Infine, per chi come me lavora nella pubblicità, c’è il filtro del *non partecipare alle gare* non tanto per principio deontologico, quanto per scelta strategica: nel partecipare a una gara per l’assegnazione di un incarico una sola cosa è certa: che per il tempo in cui mi dedicherò alla gara servirò meno bene i miei attuali clienti.

Un rischio certo per un opportunità solo lontanamente probabile. No grazie!

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