Perché i bravi creativi non aprono più agenzie?

Mi è capitato di chiedermi perché gente del livello di Maestri, Toscana, Battaglia, Rozzi, Gitto, Rosselli, Porro e gli altri che non mi vengono in mente – insomma i più bravi creativi 40enni che abbiamo in pubblicità – non si aprono le loro agenzie.

Avranno rinunciato a entrare nella leggenda degli Armando Testa, Emanuele Pirella, Michele Goettsche, Pasquale Barbella, Marco Mignani, Fritz Tschirren, Maurizio d’Adda, Piero Vigorelli?

Per cosa poi?

Per l’ineffabile piacere di servire quei gentlemen di Martin Sorrell o Maurice Lévy? O per figurare orgogliosamente in organigrammi internazionali di 3.000 persone?

Speriamo non sia perché non credono più di tanto in questo mestiere, che sarebbe molto triste…

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17 commenti
  1. Ottima domanda. Ci sarebbe anche lo spazio per un’agenzia di nuova concezione. Se ciò accadesse mi tornerebbe la voglia di lavorare nuovamente in agenzia. ;)

  2. l’idea di un’agenzia di nuova concezione è affascinante, come la vedresti?

  3. Flavia ha detto:

    Esatto, apriamole queste nuove agenzie. E questo non lo dico semplicemente perchè sono prossima alla laurea, dunque alla disoccupazione, nooo… ;-)

  4. La vedrei in modo molto positivo e come ho scritto prima, mi impegnerei in prima persona affinchè possa avere successo sul mercato.

  5. antonio ha detto:

    secondo me i bravi creativi non le aprono,
    perchè così si possono dedicare alla creatività
    24ore su 24, 367 giorni l’anno…possono non avere
    il pensiero fisso dei conti e dei clienti.
    Per accontentare i clienti infatti spesso, anzi il 110% delle volte,
    si dà di meno molto meno, anzi si rinuncia quasi a se stessi…
    e soprattutto alla qualità del lavoro!

  6. antonio: risposta esatta, anzi, esattissima.

    ma carlo cracco (chef italiano con 2 stelle michelin sulla giacca) si è appena indebitato fino al collo per comprarsi il ristorante dove lavorava.
    alla stampa ha dichiarato:
    “l’ho fatto perché il sogno di ogni cuoco è di possedere un ristorante”.

    ecco, si tratta di questo.
    nessuno di noi ha voglia di possedere il proprio ristorante?
    nessuno ha voglia di contare qualcosa per davvero?
    nessuno si ritiene abbastanza forte da poter entrare nelle stanze dei bottoni, quelle vere?
    nessuno è abbastanza folle da mettere il nome sulla porta e il giorno dopo telefonare a marchionne?

    pirella l’ha fatto, barbella l’ha fatto, d’adda e vigorelli l’hanno fatto.
    e poi?
    il deserto pietrificato delle agenzie comandate da logiche finanziarie?

    sarò un sognatore, ma mi piacerebbe che il settore pubblicitario fosse in mano a chi ne detiene l’unico vero asset: la creatività.

    invece – a mio avviso, s’intende – anche i migliori di noi finiscono per incidere ben poco sul sistema economico, e tutto quel che resta sono un paio di coni impolverati sullo scaffale e una bmw, quando va bene.

    poco, maledettamente poco, per chi ha la capacità di fare cose sublimi.

  7. maurizio, la mia impressione è che *l’agenzia di nuova concezione* nessuno sa ancora come farla, né vedo esempi sul mercato (anche se le antenne cerco di tenerle sempre alzate, leggo ottimi blog come il tuo, parlo con molta gente).
    niente.

    non sarà che ognuno di noi sa fare un pezzettino, ma poi manca qualcuno con la vision generale?

    non sarà che magari – lo dico con dispiacere – è giusto così, e l’idea di un unico luogo dove la comunicazione si fa marketing è un po’ anacronistica (mi fa venire in mente l’agenzia-a-servizio-completo del passato…)

    è un tema che mi appassiona, ma in concreto non vedo molto. anzi mi correggo: vedo moltissimo, ma nulla che mi faccia dire: ecco, è questo!

  8. antonio ha detto:

    infatti parliamo di creatività non di conti.
    spesso per far quadrare il bilancio si produce della gran porcheria anche nel proprio ristorante perchè non si è forti… ma deboli, molto più deboli.
    E allora non c’è più entusiasmo, e il cliente prende in mano le leve e tu sei solo un burattino.
    Oggi è diventato molto difficile poi trovare account capaci, che costituiscano veramente un collegamento tra l’idea e il cliente, account che non diventano altro che scimmiette.
    Ottenere dei riconoscimenti non mi sembra male, è come giocare in una grande squadra e festeggiare quando vince!

  9. giacomo ha detto:

    perché i grandi creativi non si mettono in proprio?
    ma perché non gli conviene: ingrassano con stipendi miliardari senza sbattersi granché, mentre fanno fare ai giovani anni (non mesi, ANNI)di stage non pagati.
    non raccontiamoci favole: il mondo della cretività non ha più nulla a che fare con le grandi idee.

  10. antonio ha detto:

    sì aggiungerei che tutto il mondo della creatività se si può chiamare così è in questa situazione.
    anche le piccole non sono più piccole oasi, ma piccole trappole.
    Credo nelle grandi ci sia qualche speranza in più, proprio perchè qualcuno mette a dieta i grandi ogni tanto.
    Il portfolio clienti è migliore e si fidano di più= hai un raggio d’azione e di proposta più ampio.
    Quanto ai giovani, impossibile emergere sotto il peso di certi grassoni che vivono nella fama di un tempo ora polverizzata…!

  11. @antonio

    concordo che è bello avere dei riconoscimenti e festeggiare tutti insieme.

    mi pare però che il riconoscimento più importante, alla fine, sia quello che dà il mercato alla tua impresa (anche se non è certo obbligatorio fare gli imprenditori, ci mancherebbe).

    sbaglio se cito armando testa? o maurizio d’adda? non mi pare che le preoccupazioni del bilancio li abbia portati a fare porcherie…

    in sintesi: mi tolgo il cappello davanti a chi fa le campagne che vincono i premi, ma davanti a chi fa le agenzie che fanno le campagne che vincono i premi me lo tolgo due volte.

    @ giacomo

    per quanto mi riguarda la pubblicità è fatta solo di idee, a volte grandi a volte piccole, ma questo conta relativamente.

    capisco l’amarezza, diffusissima, ma alla fine se ci pensi, cos’è l’unica cosa che contraddistingue un’agenzia di pubblicità da un qualsiasi altro servizio/consultancy?
    il fatto che produce idee.

    sugli anni di stage, è una vera vergogna.
    il mio consiglio inutile è al punto 8 di questo post:

    https://ohmymarketing.wordpress.com/2007/05/12/consigli-inutili-per-giovani-creativi/

    [8.
    Nel lavoro che fate per mantenervi durante tutto questo, cercate di essere lucidi.
    Non lavorate mai gratis. (Piuttosto che lavorare gratis in un’agenzia al tramonto andate a far scontrini all’Esselunga).]

    grazie a tutti e due, in ogni caso, per il contributo alla discussione.

  12. Emiliano ha detto:

    mi aggrego anche a questo post dicendo la mia:
    anzi, citando uno spot:

    aprire un’agenzia tutta mia: – 100 mila euro , con mastercard
    fregare un lavoro ad una grande agenzia e presentare un lavoro a nome AGENZIA DI EMILIANO, non ha prezzo.

    non aggiungo altro.

  13. Emanuele ha detto:

    Lo scorso anno stavamo facendo proprio la discussione su come dovesse essere l’agenzia del futuro con un piccolo grande genio della creatività italiana (di cui nn posso fare nome). Anche lui che è over 50 ed è stato a capo per molti anni di una delle migliori agenzie italiane degli 80’s, si è reso conto che le agenzie come le abbiamo conosciute fino ad ora sono destinate a subire ridimensionamenti. Secondo me il futuro Max nn riesci ancora a vederlo perchè non c’è, cioè non è un’entità tangibile. L’agenzia del futuro la vedo più come un Social Network che collega professionalità che hanno forti affinità creative e professionali e che interagiscono tra loro, grazie anche alle nuove tecnologie, in base alle esigenze dei clienti. Nel ns. piccolo ci è capitato di lavorare per esempio per un cliente in Belgio, utilizzando un art di Foligno, un’illustratore di Roma, un 3d artist di Birmingham e un copy di Pescara. E tutte queste personcine insieme, sono riuscite a fare il lavoro + velocemente ed in modo molto + convincente rispetto ad una grande agenzia classica (ovvero abbiamo vinto noi piccolissimi, quando dall’altra parte c’era un colosso multinazionale).
    Per quanto riguarda il problema clienti, quando uno è un pioniere, deve cercare i suoi simili (come dicevamo in un’altra discussione con Max, bisogna andarli a cercare con il lanternino). Poi piano piano il lavoro dei pionieri diventa uno standard. Il problema è che proprio in quel momento, quando inizieranno a girare i soldoni veri, noi probabilmente staremo già pensando a come srà l’agenzia del futuro e diventeremo di nuovo pionieri. Insomma, soldi forse pochi, ma vuoi mettere la soddisfazione di arrivare prima?

  14. emiliano: la penso come te. non ha prezzo.

    emanuele: complimenti per l’impostazione del vostro lavoro, anch’io credo che la direzione sia quella, vedremo.

    bello come alla fine, in entrambi i vostri interventi, si parli sempre di ‘soddisfazione’, cioè di quella cosa che si prova dopo aver fatto un buon lavoro.

  15. Paolo ha detto:

    Forse non hanno le palle per farlo… :-)

  16. max ha detto:

    interessante teoria.. peraltro aprire un’agenzia è lavoro molto diverso da quello del creativo “puro”, magari non sbagliano!

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