Dalla notorietà alla reputazione. Una bella sfida per la pubblicità.

Bella bellissima stoccata di Maurizio Goetz sul blog adci ai creativi pubblicitari (cioè anche a me!), ai clienti e all’establishment pubblicitario in generale.

Con la preparazione culturale e professionale che gli è propria, Maurizio argomenta benissimo il suo intervento, significativamente intitolato Ti puoi fidare della pubblicità?

In sintesi, sostiene che è ora di smetterla di concentrarsi sulla ricerca di una notorietà fine a se stessa per concentrarsi, invece, sui modi più efficaci di acquisire credibilità, reputazione.

E invece, ci accusa Maurizio, noi continuiamo a pensare in termini di premi, concorsi, creatività.

[Anche se sono d’accordo con lui, non posso non dispiacermi che il valore della creatività venga associato a una pratica di inutile ricerca di notorietà. E’ più bello pensare che la creatività sia un mezzo per far passare dei valori importanti, quali anche la fiducia… io temo, in realtà, che siano le strategie a usare male la creatività, non tanto i creativi].

In ogni caso, sono colpito dal fatto che proprio oggi ho scritto sul blog d’agenzia una cosa intitolata Una nuova sensibilità, che cerca di affrontare la pubblicità da una prospettiva un po’ diversa.

Diciamo pure dalla prospettiva della fiducia, così magari Maurizio ci perdona per il mestiere che facciamo… :-)

3 commenti
  1. Qualcuno potrebbe pensare che io non ami la pubblicità. E’ vero il contrario. Io voglio una pubblicità migliore, che ritengo essere un elemento di sviluppo, non solo economico, ma di democrazia. Sono anni che lavoro su temi di frontiera dell’advertising. Mi sono occupato di nuovi modelli di pubblicità interattiva per le tv digitali oltre cinque anni fa, e molto prima di internet advertising, quando l’intero mercato valeva meno di 30 milioni di euro. Negli ultimi dieci anni ho lavorato con broadcaster, editori, nuove agenzie perchè i pubblicitari purtroppo non erano interessati ad ascoltare e hanno perso il treno del web. Oggi che i social media si stanno diffondendo, i paradigmi della comunicazione stanno cambiando. Non basta più la consapevolezza che occorre cambiare, quella c’è, da quanto si può desumere dalle interviste sulle riviste di comunicazione. Oggi occorre lavorare sul nuovo e farlo in fretta. Io la mia disponibilità la rinnovo, ma da solo non posso far nulla.

  2. Dimenticavo di sottolineare che la creatività è la linfa vitale per chi si occupa di comunicazione ma non può essere fine a se stessa. La vera domanda che ci si sta ponendo a livello internazionale è a che cosa serve la creatività, quali obiettivi si deve porre?

  3. max ha detto:

    in altre parole, care ai figli dell’advertising come me:

    …e dammi un brief decente!

    ;-)

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