Non parliamone.

Certe volte succedono delle cose, anche in pubblicità, che sono incommentabili.

Allora mi viene in mente un articoletto di Claudio Magris, tempo fa, in cui consigliava di non parlare delle cose incommentabili, perché parlarne, anche male, significa dar loro valore.

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3 commenti
  1. max ha detto:

    oplà! ciao maurizio e grazie del tuo stimolo. sono andato a leggermi il tuo post (comoda la traduzione inter-paragrafo) e mentre come la penso lo sai (per chi non lo sapesse: pubblicitari inerti, innovazioni ignorate, estero italia 20 a 0, cosa-aspettiamo-a-svegliarci) mi veniva parallelo un pensierino.

    cliente = maschile.
    agenzia = femminile.
    pubblicità = ballare il tango insieme.

    ora, nonostante non sia io un tanghèro (ma un tànghero, probabilmente) penso che nel ballo di coppia a condurre sia l’uomo.

    ergo: non sarà che se i clienti (coloro che conducono veramente le danze) lo volessero veramente le agenzie sarebbero *obbligate* a seguirli nel movimento, imparando magari a ballare un po’ meglio?

    solo una cosa così, alle 7:45 di un sabato mattina. buon weekend.

  2. Infatti hai ragione, il tuo commento mi ha ispirato e oggi ho scritto un post dal titolo: per un marketing migliore ci vuole un cliente migliore. Grazie.

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