Osservatorio Multicanalità. Cronaca in diretta.

Milano, 29 gennaio 2009, ore 9:46.

Dal Campus Bovisa del Politecnico di Milano, sto per iniziare il report in diretta. Sono molto preoccupato per la carica del computer, sono più lontano del solito dalla presa di corrente…

Intanto segnalo che un primo feed in rete di questi dati è già presente sul mio FriendFeed, fatto ieri sera alla pre-presentazione cui sono stato gentilmente invitato.

Inoltre, si può anche seguire lo streaming live sul sito dell’Osservatorio [UPDATE 30/1: qui sono ora disponibili i files in pdf delle presentazioni].

Umberto Bertelé – Politecnico.

Benvenuti, vedo che siete numerosi. Siamo al secondo anno su questo tema, che la nostra scuola, insieme a Nielsen Online e Connexia, ha creato l’anno scorso.

Cristina Papini – Nielsen – Internet oltre la scrivania.

Buongiorno, essendo questa la 2a edizione dell’osservatorio, vediamo dove ci siamo lasciati.
2007: il consumatore è sempre + miulticanale = rapporto composito con i diversi canali di comunicazione e acquisto.
E’ chiaro però che i comportamenti sono variegati, se alcuni segmenti sono + innovativi, permangono anche atteggiamenti tradizionali. Avevamo individuato 5 target di persone.
I primi 2 (che assommano al 46%) sono i meno attrattivi per le aziende, e  le fasce piu chiuse.
1 – sedentari (completamente indifferenti)
2 – insicuri
Altre tre fasce: italiani con livello reddito e culturale + elevato…
3 – tradizionali coinvolti
4 – open-minded
5 – consumatore reloaded – in grado di fare una scelta e di provare tutto, ma è anche il consumatore + pericoloso, perché altamente infedele (è uno che ha alta capacità di scelta).
Differenza principale tra open-minded e reloaded: il primo non scrive sui blog il secondo sì, il secondo scrive alle aziende ecc.

2008: siamo in 22 milioni a navigare 51 minuti al giorno , 33 sessioni al mese per persona. Internet cresce di continuo.

Segnali forti, cambia anche l’approccio nei confronti delle informazioni. Internet è centrale nel reperimento delle info. Nei confronti dell’informazione in rete, l’utente è pero oggi più demanding, non si accontenta tanto delle info dalle aziende, ma vuole sapere le cose dagli altri comunicatori in rete, gente come lui.
Parliamo di community e social network, fin troppo banale dire che la stella del 2008, con i suoi 9 milioni di utenti in Italia è stato Facebook, pasando in 12 mesi dal 2 al 44%, sesto sito in Italia, nel mondo FB è il 4° sito più visto.

E allora, se questo è lo scenario Interenet, le aziende possono non considerare tutto questo movimento che c’è nel web? Possono non considerare le conversazioni?
Proprio per questo Nielsen Online ha sviluppato un metodo per la misurazione del word of mouth, sarebbe cieco da parte dell’azienda non conoscere cosa si dicono gli utenti.

Quindi la domanda centrale è: come essere amati dai consumatori in questo nuovo mondo?

Essendo mutato lo scenario deve mutare anche il pilota, potrebbe esssere interessante sovvertire i tradizionali rapporti e mettere il consumatore alla guida.
Ovvio che non è semplice.

Un esempio per tutti è quello di Fiat 500. Chiaro esempio di tentativo positivo di coinvolgere i consumatori.

Ma Internet è anche un canale, dove si può acquistare dei beni. In Italia è ancora residuale, se ne parla spesso, soltanto 1 possessore su 3 utilizza la carta di credito online, d’altra parte però se guardiamo al banking online queste resistenze paiono superate, sono 5 milioni gli italiani che lo usano.

Chi sono quelli che movimentano il conto online? Soprattutto utenti che dispongono di alte risorse culturali e di reddito.
I due segmenti del nostro studio, in pratica, gli open-minded e i reloaded. Proprio loro gradirebbero anche info via sms, la familiarità con il telefonino è molto piu alta che con Internet, ovviamente, ma soprattutto ormai con il telefonino non si parla piu solamente, si gioca, si naviga, si guardano i video, si ricevono alerts, e ancora una volta queste sono attività che destinguono open-minded e reloaded.

I dati ci dicono che sono 7,7 milioni le persone in Italia che navigano su Internet con il telefonino (siti piu visti da mobile: informazione).

E le aziende? E’ cresciuto dell’11% il numero delle aziende che investono in rete, per un 10,7% in più di investimenti. Queste belle cifre coprono però solo una quota residuale rispetto all’insieme degli investimenti, tanto più che il 30% è appannaggio di due settori: telecomunicazioni e finanza.

Per concludere: cambiano i rapporti, cambia quello che cerca il consumatore, per questo le aziende dovranno dotarsi sempre più di strumenti in grado di collegarsi con i propri utenti.

Capiamo ora se sta veramente arrivando la “revolution“… lascio la parola a Giorgio Ferrari.

Domanda di Bertelè: Passando il giudizio atttraverso i social network, mi sembra che si possano innescare fenomeni manipolativi… è un tema del vostro studio questo? Cosa si fa all’estero?

Papini: Studiamo la cosa negli Usa da oltre 10 anni. L’esperienza ci dice che gli utenti sono ben attenti a riconoscere le manipolazioni. Se ne accorgono.

Bertelè: Ma come fanno ad accorgersene? Io sono piu anziano e più scettico del mondo di lei…

Papini: Ci sono diversi modi di valutare ciò che viene detto online. Innanzitutto, le persone che scrivono su blog e forum sono molte meno di quelle che leggono. Chi scrive è spesso conosciuto, ed è riconosciuto come + o – autorevole. Ciò dipende da vari parametri: quanto è frequentato quel blog, quel forum, tutte valutazioni che possono essere fatte facilmente. Analizzato questo e vedendo anche che alcuni commenti sono chiaramente faziosi, le persone riescono immediatamente a comprenderlo, e a isolarlo.

Giorgio Ferrari – Nielsen – L’evoluzione del consumatore multicanale in Italia.

Raccolgo con ansia l’invito di Cristina ad essere profeta di una possibile rivoluzione. Misurare e tracciare l’evoluzione di questi fenomeni è il senso del nostro lavoro.

Inevitabile ripartire dal 2007, come già anticipato. Io mi sento di riassumere in tre punti i messaggi dello scorso anno:
– insoddisfazione del consumatore rispetto alla ridondanza di informazioni
– diversificazione tra approcci diversi nelle sue relazioni con le aziende
– generalizzato ritardo del sistema aziende-comunicazione nel prendere consapevolezza e fare qualcosa

Vediamo ora cos’è successo in questo periodo.

Il consumatore è sempre piu compresso da due forze opposte, un potere di spesa sempre più basso (con pressione fiscale che difficilmente scenderà) e costi della vita sempre più alti.
Il consumatore mette in atto strategie di difesa, finalizzate a risparmiare e ottimizzare il rapporto qualità/prezzo, e lo fa in modo rigoroso.

Prima di tutto cerca di farlo “senza dover cambiare”, prima di rinunciare alle sue abitudini di consumo, quindi promozioni, confronto accurato di prezzi, stoccaggio a prezzi bassi. Se questo non basta, allora abdica alla marca, cerca il prodotto sfuso, il confezionato rispetto al fresco, cerca marche che privilegiano la convenienza (di qui il successo della marca privata).
Inoltre cambia canale, insegna, punto di vendita.

Diventa nomade.

Tutto questo significa comunque che il consumatore non affronta piu superficialmente l’acquisto, ma vi investe più tempo ed energie.
In parallelo, rimane comunque la sensazione di fastidio rispetto ai troppi messaggi, anche se in questo rumore di fondo conincia a cogliere qualche tema che lo aiuta.
Rimane però – prima che possa fruire totalmente della multicanalità – la resistenza ai pagamenti online.

Le donne appaiono meno restie, in questo, Internet potrebbe diventare strumento femminile.

Bertelé: Contano anche i conti online, in questo?

Ferrari: Sicuramente, il fatto che la donna si avvicini alla rete in modo piu massiccio è anche effetto di questo.

La maggiore familiarità e disponibilità di tecnologie ha spostato il baricentro, nella nostra mappa, se parliamo dei classici indifferenti le variazioni non ci sono, la cosa più eclatante è che la maggior flessione si ha nel cluster dei tradizionali coinvolti, che sono quelli “già pronti” a passare a un approccio multicanale.

Cosa gli manca? L’accesso ai nuovi tools. Appena questo succederà, si sposteranno di sicuro verso le fasce più presenti/coinvolte nella presenza su Internet.

I reloaded (cioè le persone molto presenti in rete), lo ricordo, sono diventati 7,2 milioni, con un incremento del 31% sul 2007.

Abbiamo poi cercato di capire come queste dinamiche diventino “processo d’acquisto”.
Nella seguenti fasi: reperimento informazioni; shopping experience; post-vendita.
Questo è il frame di riferimento su cui si deve fondare ogni nuova strategia.

Il consumatore investe più tempo, per i processi d’acquisto. Ovviamente in modo diverso, a seconda del tipo di acquisto e del canale… al supermercato arrivo abbastanza preparato, quindi privilegio la rapidità e l’efficienza, al negozio di elettronica di consumo arrivo con una maggior disponibilità a informarmi.

Mentre i meno evoluti privilegiano il punto vendita nella ricerca di informazioni, i più evoluti sono quelli che si documentano prima, e poi mettono alla prova il commesso, cercano riscontro delle informazioni che hanno già raccolto.
E una volta che trovi conferma a quello che hai già “scoperto” da solo, questo diventa una fortissima motivazione all’acquisto.

La ricerca di quest’anno ci ha portato un numero eclatante: la rete è diventata ancora di più – per chi la usa – lo strumento piu importante nel reperimento delle informazioni relative al processo di acquisto: dal 74% all’85%.

In un momento di crisi, cosa cerco? Il confronto sui prezzi. La rete è imbattibile in questo.

Altra componente: la relazione, il passaparola, che rimane uno degli elementi piu efficaci, un consiglio di un amico o un collega è migliaia di volte piu efficace di qualunque altro messaggio. La rete estende queste possibilità (con gli ovvi rischi di manipolazione cui si accennava prima).

Recentemente, digitando una famosa marca di complementi di arredo in un motore di ricerca, al 4° posto dei risultati compariva un post di una consumatrice che sparava a zero sul servizio del call center.

Diventa sempre più importante essere consapevoli che questi punti di contatto sono significativi e determinanti.

Nel processo di acquisto si aprono nuovi spazi. In rete, nel momento in cui abbatteremo le resistenze ai pagamenti online, ci saranno significativi sviluppi. Le carte ricaricabili danno maggior fiducia, in genere… su questi temi sarà opportuno fare investimenti di comunicazione.

Bertelé: Altro parametro, secondo me, è che se compro una cosa che deve fisicamente arrivarmi a casa o se compro qualcosa di immateriale (un viaggio, un software), avete incrociato questo parametro? Poi ci sono le questioni legate alla logistica, che in Italia non sono banali…

Ferrari: No, non abbiamo incrociato questa variabile. Sicuramente però il prodotto fisico risente del fatto che il consumatore ha ancora voglia di “vederlo prima”.

Post-vendita: i famosi touch-point, che stabiliscono il contatto, il famoso call-center ecc. Il n. verde rimane lo strumento più utilizzato, la mail rimane tra i piu qualificanti, nel senso che – un test che possiamo fare tutti – se vogliamo capire in che cluster siamo, dobbiamo chiederci se abbiamo mai mandato una mail a un’azienda per fare una comunicazione…

Vediamo come si posizionano i media tradizionali rispetto a questi gruppi di persone…

La tv rimane lo strumento che copre in maniera più ampia tutta la mappa, più sui segmenti conservatori/tradizionali e si articola, verso la 2a serata su un uso più generalizzato. Non pensate che i reloaded non guardino la tv, bisogna forse iniziare a parlare di contenuti, all’interno dello stesso media ci possono essere contenuti diversi per target diversi.

La radio risulta uno degli strumenti piu versatili, centrali, raggiunge un po’ tutti.

La stampa è più verso gli evoluti.

Internet è una prerogativa di open-minded e reloaded.

A questo punto, la rete che modalità di comunicazione ha? Il banner?

Innanzitutto l’aspetto dei siti, soprattuto gli aspetti legati a:
– ricerca informazione
– fornitura di servizi
– divertimento, piacevolezza
(significativo che sconti e promozioni siano molto, molto meno importanti)

Per finire, vediamo che la mappa va verso una polarizzazione. E’ importantissimo prendere consapevolezza di questo ed essere in grado di identificare in maniera puntuale dei diversi target, per creare comunicazioni virtuose con il consumatore che sempre di più vuole relazionarsi con la mia azienda.

[Nota mia, non sono d’accordo, l’identificazione dei target è uno shiny artifact of the past, imho]

Armando Carosci – giornalista di Largo Consumo.

Come si applica la Multicanalità negli scenari del largo consumo? Tutti insistono sul consumatore, ma le barriere sono permeabili alla concorrenza, i vari canali sono in concorrenza tra loro, questo implica che aumenta che la cultura di collaborazione tra imprese di diversa estrazione.

Ho voluto portare un’espressione del concetto di reloaded. In una ricerca, si è chiesto ai conumatori “cosa ti rende un consumatore moderno?” “Leggo i blog ho un ipod, non guardo la tv…” “Allora dicci cosa sono i prodotti di largo consumo per un consumatore moderno?” Risposta: “Etici, facili da usare, biologici se sono food…”

I ricercatori hanno concluso che il mainstream degli italiani non vuole la tecnologia in primis, dev’essere sottopelle.

Nel commercio, tutti hanno citato, fra le altre cose, la GDO, come fattore che identifica qualcosa di moderno, perché ha le casse veloci, parcheggio libero e automatico, orari lunghi, i prodotti sono ben esposti… (questa è un’indicazione anche a chi vuole vendere tecnologia nel largo consumo).

Tecnologia come premessa. Veniamo al concreto.

Abbiamo preso esempi di vera multicanallità.

Eatitaly, prodotti reali, visibili, ma disponibili online, dettaglio fantastico: Intesa Sanpaolo, partner finanziario, si riserva un’area tra i salumi e i formaggi, all’interno dei puntivendita, la comunicazione è forte e coerente, famosi gli annunci ideati da Farinetti, il fondatore.

Chicco Artsana, ha una newsletter, e un bel sito utilizzato dalle mamme, cui danno i consigli che nessuno ti dà. Informazioni sul franchising. La cosa bella della newsletter è che segue l’età del bambino.

Feltrinelli. Con l’affiliazione dei siti, fanno multicanalità della multicanalità, sono loro che vanno sui siti degli altri, ci dev’essere dietro un marketing b2b importante, feed RSS, scaffale su Facebook (io non ho ben capito queste aziende che vanno su FB), poi c’è un widget scaricabile.

Ikea, il sito non si sostituisce al cartaceo, feed RSS, assistente virtuale.

Mischiamo le carte, la multicanalità che esisteva fin da prima che se ne parlasse. Lidl: è anche un’agenzia di viaggi, di assicurazioni, di energia. Non tanto multicanalità quanto allargamento delle attività.

Genertel, Centax (banca online tra virgolette, sono i licenziatari italiani di Oober, prestiti fra privati concorrente di Zopa), Zopa, Blockbuster (la gamma di Haagen-Dazs che hanno loro non c’è in nessun posto), Yahoo Answers, Carrefour Auchan ecc (sono anche negozi di telefonia, fornitori, in UK il 10% dei nuovi contratti telefonici si fa nelle GDO, in Danimarca il 25%), Riso Scotti, newsletter sul mondo dei prodotti a base di riso, Canon, due newsletter una per gli utenti, una per il trade, Nielsen, la loro newsletter è un bimestrale, inviata a 5mila utenti con una readership del 40%, infine, noi di Largo Consumo, che prendiamo tutte le notizie pubblicate negli ultimi due anni su determinati temi e ne facciamo delle dispense, che abbiamo distribuito in formato pdf nel 2008 in 2.300.000 copie.

Giuliano Noci – Politecnico.

Cerchiamo il paradigma di marketing che noi vediamo sempre più emergente.

Leggiamo tutti i giorni della crisi, prima considerazione: di certo il dibattito è quanto meno incompleto. Prima di tutto si focalizza l’attenzione sul fatto che l’advertising verrà ridotto e sul fatto che questo sia un male. Ci sono previsioni apocalittiche sull’impatto che la crisi avrà sull’adv sui mass media.

Secondo [- mi chiama la Vodafone sul telefonino per una promozione, come spesso fa, e mi fa perdere il filo]

Inoltre, terzo, altro elemento fuorviante, si continua a parlare del crescente ruolo di Internet.

Questi tre elementi danno un quadro parziale di cio che sta avvenendo. Sinteticamente cercherò di inquadrare cosa sta avvenendo, lato offerta.

Sguardo d’insieme su questo mercato sempre più evoluto, come possiamo mappare i comportamenti delle imprese? Asse verticale: livello di integrazione tra canali e modalità. Asse orizzontale: consapevolezza.

Primo cluster: le aziende “miopi”, convinte che i propri clienti esprimano un basso potenziale sui new media, e qui vi sono anche grandissime aziende.

Secondo cluster: Le aziende “vorrei-ma-non-posso” magari manager pionieri, ma che sostanzialmente sono frenati da un contesto inerte al cambiamento, per vari motivi (ragioni organizzativo-gestionali, assenza di metriche, laccciuoli imposti dall’internazionale).

Terzo cluster: le imprese “vorrei-ma-non-riesco” qui sono state intraprese logiche multicanale anche molti anni fa (community e altro), quindi c’è consapevolezza, tendenzialmente si riescono a implementare iniziative, ma non modelli che realizzino l’estensione delle stesse.

Quarto cluster: le aziende “yes we can” sono poche in Italia, si contano sulle dita di una mano, e una di queste è Fiat.

Prima osservazione, nell’analisi di queste aziende appare evidente come NON siano salienti metriche di misurazione in uso, quale la dimensione del fatturato, o l’entità del budget di marketing.

Bertelé: Hai riscontri che i più avanzati guadagnino di più?

Noci: evidenze quantitative oggettive non ce ne sono, perché non ci sono le metriche. In alcuni casi, si evidenziano logiche significative che si traducono in posizionamenti di mercato, vedi Fiat 500, ma sarebbe per me pretestuoso affermare che questo dipende dagli atteggiamenti multicanale. In breve: è premiante ma dobbiamo lavorare sulle metriche che ci permettano di capire come queste variabili incidono sul conto economico, cosa tutt’altro che indifferente.

Dobbiamo essere consapevoli che il percorso verso la multicanalità è ancora molto lungo. Però vi sono punti fermi imprescindibili.

1 – L’individuo si muove sempre più con logiche di sfruttamento di sinergie di canale, in Italia, in Europa, e nel mondo.

2 – Il ruolo della tv. Stiamo molto attenti, in particolare: la tv non ha perso potere di influenza sui processi d’acquisto, tuttavia, cambia il ruolo che la tv ha, e stanno cambiando i modi di fruizione di questo medium. Interessante ricerca della Kellogg’s due settimane fa. Il cliente entra nel punto vendita con una lista di marche in testa, che deriva da ciò che ha visto sui mass-media. Tuttavia, occorre sapere che la tv è sempre accesa nelle case italiane, ma molti programmi, sviluppati per la tv vengono visti poi su canale Web, in differita.

3 – I blog, le comunità online, le revisioni degli utenti giocano un ruolo sempre più rilevante.

4 – La forte influenza del punto vendita. Determinante. Se è vero che ognuno entra nel punto vendita con una lista di marche in testa, è anche vero che il 70% delle persone dichiara di decidere cosa comprare una volta entrati in negozio.

Come mettere insieme queste cose? Come cambia il processo di marketing? Come cambia il communication mix della aziende?

Sono sempre più sfumati i confini tra marketing strategico e marketing operativo. Siamo sempre più consapevoli che la value proposition passa sempre meno da una scelta di prodotto, ma diventa sempre più una scelta di relazione.

Metriche: importantissimo. Due cose: 1. Le misure – 2. La capacità di agire orizzonatalmente, misurare le conversazioni.

Il communication mix (e non più media mix) diventa sempre più complesso. Prendendo l’acronimo AIDA (Attention Interest Desire Action) dovremo concentrarci sulla A di Attention e sulla I di Interest.

Propongo:

CIDICE
Coinvolgimento
Individuale
Diretto
Contesutalizzato
Emotivo

Sempre meno promozioni e sempre più relazioni. Dobbiamo passare da logiche di media a logiche di ambiente intereattivo.

Siamo stati abituati a pensare a due modelli antitetici: 1 – azienda spinge su dealer che spinge sul consumatore; 2 – azienda spinge su consumatore che spinge sul dealer.

Bene, crediamo che debba crearsi una nuova sinergia all’interno della filiera.

Siamo abituati alla customizzazione dei contenuti, rispetto al target. Credo debba un po’ cambiare, non più customizzazione ma contestualizzazione. Siamo in un contesto ad elevata entropia, l’ambiente comunicativo è sempre più importante (e il punto vendita gioca un ruolo cruciale, diventa esso stesso media, e media privilegiato).

Non vorrei che tutta questa attenzione razionale sul behavioural targeting/advertising ci facesse perdere di vista la capacità di costruire relazioni emotivamente orientate, che costituiscono un ambiente naturale di interazione tra impresa e individuo.

Non serve nemmeno l’adozione di comportamenti behavioural, quello che conta è il trust, la fiducia.

Giovanni Pola – Connexia – Le agenzie di comunicazione: tutto da rifare?

Il cambiamento in atto obbliga a rivedere i modi di interazione cliente-agenzia. Perché il mondo è piu complesso, richiede strategie più complesse, che tengano conto della relazione.

Non si può prescindere dalla complessità. Dipende dai molti attori del processo di comunicazione, e dai molti strumenti disponibili.

Immaginiamoci un responsbaile aziendale che voglia aprire un blog, deve coinvolgere un numero di funzioni troppo numerose, cosa che diventa bloccante.

Il numero di partner che è possibile coinvolgere in un progetto, non è solo in aumento numerico, ma anche il loro ruolo è in continua discussione, posso chiedere un supporto creativo a chi prima era un soggetto legato al media, ecc. Molti soggetti si sono dotati di strumenti strategici, il confine strategico-tattico si sta dissolvendo.
Soprattutto i reloaded vogliono un ruolo attivo, quindi anche loro diventano attori, oltre agli influenzatori della rete.

Sugli strumenti: la comunicazione si basa su strumenti che vivono un processo di ibridazione, dall’altra parte alcune cose non sono disponibili su altre piattaforme, cosa che influenza i processi.

Non abbiamo uno standard per la pubblicità online, non è detto che sia negativo, ma è così.

Infine, la conversazione di massa, i social media.

Cosa significa questa complessità: significa che si sta disgregando la filiera della comunicazione, ma non esiste un nuovo modello. Vediamo che aziende mettono insieme “cordate” di partner.

Dal punto di vista strategico: la pubblicità non è l’unico parametro. L’audience non è l’unico parametro.

La relazione non lavora sul breve, ma sul medio-lungo termine, questo significa cambiare alcune logiche.

Le aziende e le persone mettono sempre più contenuti in rete, questo diventa sempre più strategico, che aiuta il “reach”, ma sono anche il modo in cui si attivano delle relazioni.

Poi c’è la reputazione online.
Da un lato ci sono i contenuti generati dall’azienda, totalmente sotto controllo.
Dall’altra parte, i contenuti su cui non ho controllo (posso provare a manipolare, ma abbiamo visto che ci sono anticorpi. E soprattutto l’autorevolezza non la dimostro imbrogliando).
In mezzo ci sono i media.

Il mondo delle relazioni va capito più in dettaglio. 10 anni fa è stato pubblicato il manifesto del Cluetrain.

E’ necessario gestire la conversazione di massa. Ripensiamo gli strumenti di marketing tradizionali sulla base della conversazione. Come se arrivassimo per ultimi a un tavolo dove si sta parlando di noi. La prima cosa da fare è l’ascolto.

Quando ho capito lo scenario, mi posso presentare. Molte aziende sono in questa fase. Facciamo il virale, il concorso con gli User-Generated Content, va bene per iniziare, ma poi questo atteggiamento va portato avanti. Deve seguire una fase in cui l’azienda si racconta.

Ultimo tema: l’innovazione. Mi piace, se però teniamo presente, ancora una volta, la relazione, il contatto diretto con il consumatore, fattore validante di ogni strategia di innovazione.

Alcune suggestioni: il telefonino, che diventa un oggetto ssolutamente nuovo, che ha cambiato completamente lo scenario.
L’iPhone (e i suoi successori) ha comportato la multimedialità evoluta, funzionalità accessorie come il GPS (che ci porta ai servizi location-based, vedi il servizio “around me” sull’iPhone, quindi la capacità dell’azienda di geolocalizzare il messaggio diventerà importantissimo), streaming in alta definizione (non c’è più differenza nella fruizione sul web e su televisione), il web 3.0 (web semantico, in cui i motori di ricerca che capiscono il senso della mia ricerca, e i contenuti non sono legati da link ma dal contenuto degli stessi documenti).

C’è molto da lavorare anche per le agenzie, stando molto attenti. Alcuni punti:

– complessità è un’opportunità, non ci deve spaventare
– comunicazione interna con la stessa passione di quella esterna
– accettiamo strategie e creatività al di fuori dai ruoli tradizionali
– ridefiniamo obiettivi in funzione delle nuove evidenze, il reloaded è un target, deve entrare nei nostri brief
– non pretendere il controllo totale, non è possibile né utile
– non pensiamo più solo a “messaggi”(quindi pressione) ma “relazioni”
– la tecnologia è una premessa non un fine
– la multicanalità non rigarda solo il marketing ma tutta l’azienda

M. Bologna – direttore Netforum

[Su stimolo di Bertelé, che chiede se c’è un ritardo italiano, e quali sono – se ci sono – i paesi esteri da seguire. “Perché non ci sono modelli inglesi o americani, visto che le multinazionali sono ovunque?”]

Ritardo dell’Italia? Indubbiamente. Situazioni da seguire all’estero? Usa, UK, sicuramente piu avanti.

Attenzione istituzionale su questi temi ancora bassissima, occorre fare subito le cose altrimenti si accumeulerà un ritardo incolmabile.

Sui modelli da parte delle multinazionali, la banda larga in Italia non permette l’implementazione di strategie innovative, lo streaming web di oggi, non è possibile vederlo se non si è supportati dalle tecnologie. Tra pochi giorni il governo dovrebe visionare il famoso progetto Caio, che dovrebbe aiutare a portare l’Italia più avanti.

Noci: io credo che ci sia un cambio di paradigma in cui anche Usa e Uk NON rappresentano un benchmark, perché anche le loro espressioni non hanno trovato la via per questa lunga marcia.

Bologna: verissimo, ma ci sono multinazionali che hanno una comunicazione in rete più evoluta, oltre al cambio di pardigma totale.

Infine, un ministro che dice di avvisare i genitori degli studenti via sms quando c’è da ritirare la pagella e lo dice su YouTube, e dall’altra le istituzioni pubbliche che impediscono l’accesso in rete dall’ufficio.

Occore muoversi in modo più armonico. Succede anche a livello industriale.

[Ore 12: 34, lascio il convegno, che prosegue con la tavola rotonda].

3 commenti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: