Intervista radiofonica sul coworking (2 minuti).

Ieri sera sul tardi Radio Rai 3 – Radioeuropa ha mandato in onda questa brevissima intervista telefonica al sottoscritto, rilasciata in modo un po’ affannoso mentre cammino velocemente cercando di non tardare a un appuntamento.

Mi sono anche dimenticato di dire l’indirizzo del sito di coworking project o quello della community, mannaggia…

Trascrivo il testo:

Un architetto, uno scrittore, un ingegnere spaziale che lavorano nello stesso ufficio.
Si chiama coworking, ed è la nuova frontiera del lavoro autonomo. Una sorta di ufficio condiviso dove si affittano postazioni per periodi più o meno lunghi. Nato negli Stati Uniti, il fenomeno è ora sbarcato in Europa dove conta già una settantina di esperienze. Una di queste è Cowo, aperta a Milano da Massimo Carraro. Lo abbiamo raggiunto.

Il coworking è la pratica di condividere uno spazio professionale tra persone di professioni diverse, valorizzando talenti individuali e creando un contesto dove ognuno può trarre dei vantaggi dalla presenza dell’altro.

Che tipo di lavoratore si rivolge al coworking?

Tradizionalmente è il freelance, però abbiamo visto anche altre figure, come l’imprenditore che veniva da noi per lavorare in pace, o un autore letterario di romanzi, un ingegnere aerospaziale, professionisti della comunicazione, project manager… quindi tutti coloro che hanno bisogno di una situazione di lavoro per un periodo, magari breve, in modo flessibile.

Quali sono i costi?

Duecento euro al mese per una postazione.

Tra i vantaggi che dà il coworking, c’è sicuramente quello di non essere da soli…

Ci sono però anche altri vantaggi: intanto essere a contatto con altre professionalità che possono anche essere di aiuto e preparare un po’ il terreno per future collaborazioni di lavoro, inoltre c’è un aspetto economico importante, e poi c’è un aspetto di network oltre che fisico anche virtuale, perché i legami che si creano tra coworker rimangono anche oltre il periodo della presenza fisica nel coworking.

Anche in Europa abbiamo degli esempi di coworking…

Personalmente ho visto una realtà bellissima a Parigi, ce n’è un’altra in Olanda, all’Aia, e un paio anche in Svizzera [qui me ne sono dimenticato una ventina…].

A Parigi cosa l’ha colpita?

La presenza [qui è stata tagliata la frase “di aziende ed enti pubblici”] a livello istituzionale. Questo ha permesso di creare una situazione dove in un anno credo abbiano avuto qualcosa come ottanta eventi, tra cui il “passaggio” del sindaco di San Francisco o del fondatore di Facebook.

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