Dieci righe così.

Nostromo si destò da un sonno di quattordici ore e sorse in piedi, drizzandosi fuori dal suo nascondiglio tre le alte erbe. Stette, affondato fino alle ginocchia tra i verdi steli fruscianti, con l’aria smarrita di un uomo appena venuto al mondo. Bello, robusto e flessibile, arrovesciò il capo, spalancò le braccia e si stirò torcendo leggermente il busto e con un pigro, rumoroso sbadiglio di denti bianchi, semplice e immune dal male nell’istante del risveglio come un magnifico animale selvaggio. Poi, nello sguardo improvvisamente fisso nel vuoto sotto un inquieto cipiglio, apparve l’uomo.

Da Nostromo di Joseph Conrad.

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