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Io penso di essere stato fortunato.

Sono entrato in pubblicità nel 1986, ho visto all’opera (alcuni da vicino) i maestri che hanno fondato questa professione in Italia, gli Armando Testa, i Marco Mignani, gli Emanuele Pirella, i Michele Goettsche.

Gente che “faceva” l’agenzia in un modo che non è più immaginabile.

C’era un fascino incredibile nel fatto che una persona creasse una scuola di comunicazione in grado di manifestarsi sempre, anche attraverso la pubblicità dei prodotti e dei marchi più diversi.

Una campagna di Armando Testa non era mai era una campagna di Pirella, e una campagna di Mignani non era mai una campagna di Sandro Baldoni ecc.

(Avevamo un bel dirci che l’agenzia non doveva avere uno stile, che lo stile giusto era solo quello del cliente, non era vero nulla. La forza e l’intelligenza di questi personaggi era tale da creare efficacia comunicativa perfino personale).

Perché tutto questo amarcord?

Perché Barbella è uno di loro, e leggendo il suo libro si ritrova a ogni riga quella potenza elegante dei comunicatori forti, e io me la ricordo bene perché mi bevevo le sue bodycopy (anche quelle di Borsani veramente, che comunque lavorava con lui in CPV, e quelle di Mignani per Voiello, e quelle di Baldoni per Pioneer).

Quindi la mia recensione non è obiettiva, perché emotivamente coinvolto nelle piccole-grandi epiche pubblicitarie narrate.

Comunque, penso che lo sguardo di Pasquale sulla pubblicità e sull’Italia valga in pieno l’acquisto di “Confessioni di una macchina per scrivere”.

E se siete dei copywriter agé come il sottoscritto non potrà non divertirvi leggere che siete (anzi siete stati, dato che queste righe per il Dizionario della pubblicità e comunicazione risalgono al 1988):

Convulso cacciatore di metafore.

Scrittore biodegradabile e quindi riciclabile.

Fiero avversario, e vittima, di test e ricerche motivazionali.

Estimatore dei premi assegnati con serietà.

Incline a confondere il cinema con la vita e la vita col cinema.

E soprattutto, Barbella associa la nostra professione (anche se per contrapposta visione) alla puntigliosa serietà del tecnico Faussone, nel mio amato libro La Chiave a Stella di Primo Levi .

“Confessioni” in una frase:

Se anche voi, in fondo, pensate che “un sistema di comunicazione fondato sulla sciatteria porti a conseguenze funeste”, siete pronti per le belle pagine di Pasquale Barbella.

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