Coworking e istituzioni. A Milano prove tecniche di dialogo.

Il 1° aprile 2008 nasceva il primo spazio di coworking a Milano, il secondo d’Italia e uno dei primi in Europa.

Nasceva per la voglia di due privati cittadini, due pubblicitari – Laura Coppola e il sottoscritto – di condividere giornate di lavoro con gente “che non c’entrava nulla”.

Lavorare fianco a fianco con l’idea di migliorarci, come avevamo letto su Wikipedia, come leggevamo sui blog americani.

Ci abbiamo provato, e ci siamo riusciti così bene che il nostro progetto ha fatto “aprire al coworking” alcune decine di altre realtà in tutta Italia.

Queste realtà formano oggi la rete Cowo, un progetto di networking caratterizzato da un’impostazione  che mette il profitto economico in secondo piano, dopo la relazioni, appunto.

Un progetto di coworking che invita chiunque altro a “fare coworking”: questa la missione di fondo di Cowo, una sorta di “call to coworking” di cui non abbiamo ancora trovato eguali.

Nel nostro sito, il testo introduttivo si conclude così, dopo aver formulato la proposta Cowo:

…[se non ti interessa] non rinunciare al coworking, è troppo bello!

Un pensiero che non è mai cambiato, e che costituisce la forza della rete: con noi o senza di noi, fai coworking. Mettiti in contatto con gli altri. Fai rete.

Nessuno lavora full-time, in Cowo, nessuno vive al 100% di coworking. Tutti svolgiamo un’altra professione, ma tutti insieme siamo un network che non ha paragoni.

Essere in qualche modo responsabili di una cinquantina di spazi di coworking in tutta Italia ci ha dato visibilità, anche presso le istituzioni.

Domani – anzi oggi, visto che scrivo dopo la mezzanotte – parteciperemo a un incontro pubblico sul coworking voluto dall’assessorato al Lavoro di Milano (l’assessore Cristina Tajani e il suo staff hanno visitato il nostro spazio poco tempo fa, e hanno recepito le nostre proposte per stimolare il coworking a Milano), nientepopodimenoche in Galleria Vittorio Emanuele, all’Urban Center.

La cosa è interessante non solo per il riconoscimento di Cowo, ma soprattutto perché ci dà modo di dialogare: da cittadini a istituzioni.

Da privati cittadini, siamo lusingati di poter parlare direttamente alle pubbliche istituzioni in questo modo.

Da privati cittadini, facciamo presente che la scarsità di risorse di cui disponiamo (tempo, in particolare) ci rendono poco disponibili a fare lunghi incontri… è anche per questo che la rete Cowo è nata di notte e di domenica. Soprattutto, è nata via Internet ;-)

Mi sembra un dato importante – più che per le agende – proprio per quel che significa in sè, e cioè che il coworking è attività che vive fondamentalmente di rete fisica e virtuale, cresce e si sviluppa dove c’è rete.

Il mio augurio è che oggi questo convegno sia un nuovo snodo di una rete. Forza!

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