Consigli inutili per giovani creativi.

Sono colpito dalle testimonianze di alcuni giovani (studenti e non) sul blog dell’ Adci riguardo all’enorme frustrazione che colpisce chi vuole fare il creativo.

Ora, siamo passati tutti dalla fase in cui fai sacrifici inenarrabili pur di fare quello che ti piace (valga per tutti l’esempio di Maurizio Sala, che scaricava camion dei traslochi per arrotondare).

Ma ora è diverso.

I sacrifici richiesti ai giovani hanno la stessa durezza che hanno sempre avuto, ma la contropartita è praticamente scomparsa.
E’ ormai chiaro che, mentre per la nostra generazione le contropartite erano là, sotto i nostri occhi, sotto forma di carriere che vedevamo realizzarsi, di premi economici ed esistenziali percepibili nell’aria, di un apprezzamento sociale tangibile, oggi tutto questo non esiste più.

A un giovane si chiede di essere bravo, bravissimo, di spaccare il mondo (come si è sempre fatto), ma gratuitamente e senza prospettive.
Un rimborso spese più i ticket quando va bene.
E non tre/sei mesi, ma anni.
E dopo anni, spesso e volentieri, un calcio nel sedere.

Logico che uno si impalla, va in crisi.
Se è abbastanza forte da reggere questo gioco sporco, deve essere contento quando rimedia uno straccio di contratto (la parola assunzione non si nomina neanche più) arrangiandosi in una situazione di mediocrità più o meno prestigiosa (a seconda di dove è finito, i più fortunati in agenzie di qualche credibilità creativa – spesso legata più che altro a glorie passate – la maggior parte in ambienti di variegato squallore professionale e magari anche umano).

Non sono informatissimo, ma neanche completamente disinformato (alcuni ragazzi arrivano anche da me, sento qualche storia di miei ex-studenti di accademia): credo che queste sorti tocchino quasi tutti, con rare eccezioni.

Trovo odioso (e suicida) maltrattare il talento di un giovane.

In particolare, il delitto è doppio, perché oltre ad ammazzare il potenziale dei giovani, lo si ammazza in un momento in cui i tempi sono interessantissini e densissimi di possibilità per chi ha talento.
Il fatto che non si sappia bene dove impiegarlo, questo talento, non è un fattore negativo, ma ultrapositivo.
I giochi sono aperti come non lo sono mai stati, non lo dico io ma gente ben più importante e informata.

Mi viene spontaneo ripensare ai miei tentativi (durati anni e per certi versi ancora in corso) di provare a me stesso e agli altri che valevo, e non poco, anche oltre il diploma di ragioneria e il posto in banca (disertato all’ultimo momento per una crisi mai abbastanza benedetta).

C’è poi la questione del *ho sbagliato i tempi per fare questo mestiere*.

Vorrei rassicurare chi la pensa così, dicendogli: hey, non è vero. Credi questo perché ti senti in difficoltà, e chi è più avanti di te ti sembra avvantaggiato. Ma non è vero.

Mi sento di affermarlo perché per tutta la vita ho pensato la stessa cosa, e solo di recente ho capito che è sempre stato falso.

Quando, nel 1984/85, facevo il copy in triveneto, avevo un capo che aveva la mania di dirmi: vedi, la tua generazione è sfigata, perché viene dopo la nostra, che è quella che ha messo le basi moderne di questo mestiere.
La tua fa un po’ da gregario, poi la successiva farà le altre innovazioni importanti.

Poi arrivai a Milano (1986). L’avvocato Agnelli fece i titoli di tutti i giornali con la frase “La festa è finita”. Gli anni Ottanta, con tutto il loro carico di denaro, yuppismo e abbondanza, iniziavano a finire. Ricordo la risposta a una mia richiesta di aumento di stipendio, in Canard (circa 1988): sono finite le vacche grasse. (Mia risposta alla risposta: e chi le ha mai viste, le vacche grasse?).

1991. Quella che era una delle agenzie più belle (e ricche) del momento, la Canard appunto, crolla. Trovare un’altra agenzia è un vero dramma. L’economia mondiale subisce i contraccolpi durissimi della Guerra del Golfo, assunzioni bloccate ovunque.
Tra colleghi ci diciamo: cazzo, fosse successo un anno prima, eravamo tutti sistemati.
Solo alla fine dell’anno, con un colpo di fortuna, riesco a entrare in Pirella.

1992-96: alla Pirella. Per chi c’è stato, e anche per molti altri, è un mondo a parte, fatto di una durezza spietata da un lato e di un prestigio creativo indiscusso dall’altro, dovuto naturalmente allo standing dei suoi fondatori e agli eccezionali risultati da loro conseguiti nel tempo.
Bene, quando ci sono arrivato io tutto sembrava al capolinea: gli anni belli sembravano essere rimasti in via Vincenzo Monti (l’agenzia si era trasferita in piazzale Biancamano), il reparto creativo era dolorosamente spaccato in due, ai premi l’agenzia non raccoglieva più le bracciate di ori cui era abituata.

Poi lascio (1996) per fare il freelance. Mi dico: okay diamoci sotto, anche se la stagione d’oro dei free è finita.
(Non so perché avevo sempre quest’abito mentale, forse perché sono un beginner dentro).

Idem quando apro la mia agenzia di creatività (qui le date sono fluide, dalla prima volta dal notaio – 1998 – all’apertura dell’ufficio/casa – 1999 – all’apertura della sede attuale – 2002).
La notte mi scopro a pensare: la boutique creativa, figuriamoci.
La facevano Cernuto e Pizzigoni negli anni 80, senza contare che c’è in giro gente come D’Adda e Vigorelli, Marini, Casiraghi… ma dove credi di andare.

Lungo lunghissimo preambolo per dire: ragazzi, non è vero un cazzo che i tempi sono sbagliati.
Almento su quello, rassicuratevi.
I tempi sembrano sempre sbagliati a chi inizia.
Non è perché Barbella è in pensione che sembra impossibile fare il copy come dio comanda.
E’ perché essere bravi sembra sempre impossibile.

Basta così.

Questo era il preambolo, perché stasera mi sono seduto con l’idea di dare dei consigli inutili.

(Perché inutili? Così, per scaramanzia, vedi mai che qualcuno li segue e poi viene a dirmi che non gli sono serviti a niente…)

HERE WE GO, GUYS. MY TWO CENTS FOR YOU.

1.
Sapete l’inglese? Se non lo sapete, spegnete il computer, fate la valigia, svuotate il bancomat e partite. Non tornate prima di un anno. Partite da soli. Immediatamente.

2.
Lavorate duramente al progetto di cercarvi un lavoro, uno sbocco decente per il vostro talento. Dedicatevi più duramente a questo che al vostro lavoro normale (se ce l’avete).
Non vuol dire fregare il tempo al vostro day job, vuol dire essere coscienti che siete in missione permanente.
Non scordate mai che cercare un lavoro è un lavoro molto serio, che richiede energie costanti, intense e prolungate.

3.
Createvi una rete.
Cercatevi su internet tutti quelli che possono esservi utili in qualsiasi modo (direttori creativi, freelance, imprenditori illuminati, gente di cui parlano i giornali, insegnanti universitari, giovani che ce l’hanno fatta, italiani che fanno un lavoro che vi piace all’estero, scrittori, artisti, agenti, talent-scout, soci delle associazioni di categoria, gente che vi ispira, al limite anche gente famosa): reperire un’indirizzo email o un info@quelchelé non è per niente difficile.
Createvi un database massiccio, imponente, in Italia e all’estero.
Dedicatevi per un mese solo a questo, tutti i giorni, e costruitevi lo zoccolo duro. Poi avrete altro da fare, e sarete contenti di averlo fatto prima. (Anche dopo, però, lavorateci continuamente, aggiornandolo sempre).
Su questo punto torniamo dopo.

4.
Producete qualcosa. Con regolarità e costanza. Imponetevi della disciplina. Possibilmente fate qualcosa di coerente (siete copy? scrivete, ecc), ma se proprio non ce la fate non dannatevi nella coerenza, purchè facciate.
La tecnologia vi dà una mano enorme (youtube ecc) le idee non sono mai state così facili da produrre.

5.
Scrivete un ebook. Se non avete l’argomento non importa. (Voi siete l’argomento). Suggerimento: pensate a un bel titolo, sedetevi e scrivete. 50 pagine minimo. Poi divertitevi a impaginarlo. (Scrivete anche se non siete copy, imparate da Lorenzo Marini).
Scrivete in modo che qualcuno possa trovare interessante e divertente quello che dite, ovviamente (altro esempio: quelli che hanno scritto generazione mileeuro).

6.
(Torniamo al database dei contatti, punto 3).
Scrivete una mail a tutti. Siate educati e cortesi, spiegate in modo semplice chi siete e cosa vorreste, e chiedete un consiglio, che può essere: un semplice parere, un contatto, un libro da leggere, un commento… anything.
Accompagnate questa mail con qualcosa di prodotto da voi, e dite che fate questo per dimostrare il vostro impegno, oltre che per sottoporre un saggio del vostro talento.
Molti non vi risponderanno, parecchi non vi diranno niente di utile, qualcuno invece sì… vedete un po’ che succede.
Non siate delusi se ricevete poche risposte. (Anche per questo dovete scrivere a tanti).
Ringraziate subito tutti quelli che vi rispondono.

7.
Tenete religiosamente traccia di tutte le risposte. Dopo 10-15 giorni scrivete di nuovo, mandando un altro lavoro.
Poche righe “gentile mr x, spero di non seccarla se le mando un altro mio lavoro. mi farebbe veramente piacere un suo parere, lo considero una parte importante della mia ricerca. grazie in anticipo.”
Ripetete all’infinito, con intervalli di 20 giorni, adeguando e integrando continuamente la lista.
(Scrivete sempre anche a chi non vi risponde mai. Cancellate solo chi ve lo chiede esplicitamente).

8.
Nel lavoro che fate per mantenervi durante tutto questo, cercate di essere lucidi.
Non lavorate mai gratis. (Piuttosto che lavorare gratis in un’agenzia al tramonto andate a far scontrini all’Esselunga).

9.
Se vi sembra di aver trovato qualcuno o qualcosa che possa valere la pena di un investimento, offritevi voi di fare del lavoro – qui sì – gratuito.
Cercate di usare l’intuito e la pancia, se qualcuno vi ispira, buttatevi. Potrete sempre tirarvi indietro poi.
Ma ragionate sempre e continuamente nell’ottica dell’investimento, e sempre secondo i vostri criteri (meglio tenere le bombolette al miglior writer della città che leccare il didietro al peggiore dei marketing manager).

10.
Cercate di mantenervi. E’ vero che la vita è schifosamente cara, ma lo è di più se lavorate gratis. Non è proprio il caso di aspettare il lavoro buono prima di lasciare il nido. Il lavoro buono è ormai un’utopia, e il nido rischia di non finire mai.

11.
Se partite per imparare l’inglese, dovrete lavorare per mantenervi.
Non sperecate tempo a cercare il lavoro che vi piace, non è che fuori dall’Italia il lavoro si trovi facilmente.
Se dovete imparare l’inglese, fate quello.
Magari poi, dopo un anno che siete lì (e fate la montagna di cose scritte in questo post) potete provare a buttarvi nel giro che vi interessa.

12.
Se sapete già l’inglese, può essere comunque un’idea quella di andare via.
Gli italiani sono molto stimati all’estero, mi sembra di capire. Negli Usa, ad esempio, un po’ di anni fa essere italiani significava avere una marcia in più rispetto ad altri. (Se vi chiedete perché, la risposta è che è vero, noi italiani abbiamo una marcia in più, peccato che siamo gli ultimi a crederci).
Se avete dei soldi, andate a fare una scuola importante, anche se la scuola veramente importante, secondo me, sta fuori dalle scuole. (Semmai quando siete sul posto informatevi dai professionals locali quali sono i corsi buoni).

13.
Investite tempo, energie, denaro.
Molti di questo consigli sono piuttosto impegnativi, ma secondo me non c’è altra via che impegnarsi a fondo.
La motivazione è solo dentro di voi, tutt’intorno non c’è gran che. Ma chi lavora seriamente ce la fa sempre, alla fine. (E poi se avete passione, non vi peserà molto). Quando tutto sembra andare male, tenete duro pensando che c’è chi fa il tifo per voi, solo che non l’avete ancora incontrato.

14.
Chiedete sempre. Un consiglio, un parere, un contatto, un colloquio, uno stipendio, un aumento di stipendio, più responsabilità, una quota in società, un invito a cena, un incentivo, un viaggio, chiedete, cazzo! Chiedete di più, e siate pronti a fare di più (ovviamente).
Per ottenere bisogna chiedere, è semplice.

15.
Non mollate mai.

16.
Non date retta a nessuno. Fidatevi solo del vostro intuito.

17.
Non ascoltate i consigli – specie quelli sui blog ;).

Good luck.

UPDATES:

18.
Mettetevi su Elance.com e inserite questo sito nel vostro modello di business. Come, non avete un modello di business?

19.
Datevi. Un. Vostro. Modello. Di. Business.
Sì’, vostro, non quello della società dove lavorate, o quello di vostro zio direttore creativo. Vostro.
Hugh Macleod ha detto: 60 milion blogs, 60 milion business models. (Nel frattempo sono diventati 80, cioè 20 milioni di concorrenti in più).

37 commenti
  1. luisella ha detto:

    davvero grazie, PER ME in QUESTO momento il post giusto nella giusta settimana…
    a presto!

  2. Smeerch ha detto:

    Questo post è giusto sempre. Ottimi consigli.
    Ah.. visto che bisogna sempre ringraziare: grazie per essere passato dal mio blog.
    Caso mai dovesse servirti un copy fammi un fischio.

  3. grazie a voi, se sono arrivati due commenti così positivi, i consigli sono stati abbastanza utili… a me!

  4. cetri ha detto:

    Vent’anni e non sentirli, si potrebbe dire.
    Perché a vent’anni non si è il futuro ma il presente da sfruttare, perché a vent’anni siamo il sorriso compiacente di qualche canuto saggio, perché a vent’anni è tutto ancora chi lo sa direbbe uno dei più grandi poeti del nostro tempo.
    Sono cresciuto con il mito che a vent’anni mi si sarebbero spalancate le porte del mondo.

    Nessuno mi aveva detto che però erano quelle d’uscita.

    .
    Poi, chissà, magari fra vent’anni sentirò noiosissimi ventenni di domani che si lamenteranno del loro status di cavie da laboratorio, ma per ora questa è l’impressione che ricevo.

  5. Annie ha detto:

    ho letto dopo anche questo post…
    e allora chiedo: cosa ne pensi della nostra idea?

    e…
    GRAZIE, comunque.

  6. @cetri
    il mito dei vent’anni… l’ho esplorato già due volte e non ci ho capito nulla ;)

    @annie
    grazie a te per i tuoi interventi, ma non ho capito quale idea.

    (due righe, due “non ho capito”, andiamo bene…)

  7. Annie ha detto:

    l’idea si chiama Bookquet , ed è un servizio per gente che si sposa.
    facciamo un libro con la loro storia e le loro foto,
    e la storia la ricaviamo da un’intervista dopo il matrimonio.
    una specie di sartoria editoriale.
    alla fine, gli sposi ricevono una o più copie del libro di cui sono i protagonisti.

    speravo tanto che dal nostro blog si capisse!
    o forse non l’hai visto?
    se mai ne avessi voglia: http://www.bookquet.com

    grazie a.

  8. cetri ha detto:

    E’ che vedi ci si ritrova improvvisamente negli -enti (e quel due tra le decine è un qualcosa che spaventa e attrae) e si comincia per forza di cose a capire che una strada la si deve prendere. Poi per me fondamentalista del non-essere (odio le etichette – Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo) è anche una buona cosa cercare di non incanalarmi in un percorso, ma capisco anche che non posso rimanere così a vita e che da qualche parte devo iniziare.

    Il fatto è che quando vede offerte di lavoro come quelle qua sotto (fresche, fotografate giusto oggi in facoltà avendo in mente questo post) non possono che cadermi le braccia e chiedermi dove andare a sbattere la testa.


    Poi, ovvio, questo non significa stare mani in mano e aspettare la manna.
    E’ che non risulta difficile solo trovare lavoro, ma anche trovare qualcuno disposto ad ascoltarti.
    Spero con tutto il cuore che tu abbia ragione e che quella dei tempi sbagliati sia solamente una grande balla.

  9. caro cetri
    con il verso di montale sfondi una porta aperta (e credo che siamo in molti ad amare quelle parole e la sensibilità che ci sta dietro).
    dare consigli è senz’altro piuttosto inutile, di fronte allo spaesamento che si può provare.
    nessuno può dire quando è il momento di partire per la direzione giusta, ma forse quando si parte davvero neanche lo si realizza.
    due le paure che io avrei (e ho avuto) al posto tuo:
    – quella di non fare nulla nel mentre (ma mi hai già detto che non è così)
    – quella di imboccare una strada perchè bisogna, e ritrovarcisi bloccati dentro (ma comunque, da tutte le strade si può tornare indietro, almeno per un po’, quindi a un certo punto ci si butta e si vede come va).
    per ringraziarti di montale ti cito un altra bella frase (se non sbaglio di paul valery): le vent se lève, il faut tenter de vivre.
    i tempi non sono mai sbagliati, ha ragione claudio baglioni (dopo montale e valery…) quando dice che la vita è adesso.
    adesso però non diventiamo sentimentali, eh!

  10. @annie
    certo che ho visto il vostro sito! bookquet, un’idea secondo me deliziosa (e anche il nome lo trovo perfetto. che suoni come il bouquet non è a mio avviso un difetto ma un pregio).
    complimenti, e grazie per la citazione nel tuo blog personale.

  11. cetri ha detto:

    Baglioni.. e io che mi aspettavo il botto finale con Neruda e la ‘¿Quién muere?’ ! :D
    Grazie comunque, davvero.

    E se gli interventi sono tutti così non posso che continuare a seguire questo angolo di rete. A presto su queste pagine.

  12. advertiti ha detto:

    grazie per gli ottimi consigli
    la prendo alla lettera e le mando una mail
    complimenti per il blog
    ci leggiamo

  13. dadà ha detto:

    Che strano sono capitata su questo blog facendo una ricerca di fiere per giovani creativi stilisti. Già scusate mi presento sono fashion Designer e per portarvi un esempio pratico Vi dico che non c’è niente di diverso dal mondo creativo Copy, prenderò questi consigli e ne farò un uso spropositato, perchè forse era quello che volevo sentirmi dire in questo momento di buio pesto.
    quindi grazie trasformerò il tutto nel mio setore spedendo mail ad agenzie anche estere e chiederò consigli anche chi non appartiene ufficialmente al mondo della moda.Anche se tutti ne faciamo parte ( scoperto e studiato fenomeni).
    a presto e grazie mille

  14. Bel post, Massimo! Arrivo in ritardo, o forse no, arrivo e basta. I tuoi consigli sono utilissimi, alcuni li ho messi in pratica io stessa nel passato recente ed in un settore diverso (sono ufficialmente una traduttrice freelance, telelavoratrice, ma faccio anche molto altro) ed è andata benissimo. Bene non vuol dire facile!!!! È comprensibile che chi comincia o sta per cominciare veda il buio davanti a sé, l’ho visto anch’io, sono stata derisa, umiliata, ostacolata da chi non credeva che ciò che facevo (o intendevo fare) aveva un senso. A dire il vero a volte anch’io ne dubitavo. Ma non bisogna assolutamente mollare. Bisogna invece andare avanti, dando anche più importanza all’intuizione, al sesto senso, all’irrazionale.
    Ho cominciato a costruirmi un mestiere (non ho ancora finito, non si finisce mai) senza conoscere nessuno del settore e senza sapere come funzionasse. Avevo voglia di fare la mia strada, con i miei tempi, il mio ritmo, le mie scelte, non quelle di un capo. Volevo essere la mia capa. Ho frequentato le comunità online di traduttori letterari e tecnici, o fatto volontariato come traduttrice, e finché non trovavo lavoro mi sono inventata impegni. Ho chiesto, con una buona dose di faccia tosta + charme + savoir faire, e mi è stato dato. Sono finita come giornalista letteraria al festivaletteratura di Mantova, con pass e diritto a riposino nella sala stampa, ad intervistare un pezzo grosso latinoamericano: Angeles Mastretta. E poi altri ancora, in eventi grandi e piccoli. Insomma ho fatto marketing di me stessa, mi sono fabbricata le opportunità di dimostrare agli altri (chi? non lo sapevo ancora) che ero in gamba, intelligente, creativa. E ci sto riuscendo.
    Fino a poco tempo fa lavoravo solo come traduttrice, principalmente di testi tecnici (italiano > spagnolo). E nei tempi morti andavo in giro per la rete a curiosare, scrivevo un po’, facevo esperimenti, esploravo. A volte mi sentivo in colpa perché non sembrava che facessi niente di produttivo. Solo recentemente questi “passatempi”” per me indispensabili sono stati riconosciuti come validi e diventati redditizi: ora sono anche un’apprendista SEO, collaboratrice esterna di un’importante agenzia di search marketing. Ovviamente mi occupo, per ora, di quanto riguarda la lingua spagnola.
    Il mio ingresso in questo settore, dal punto di vista professionale, mi ha abbagliata. Ora sto scoprendo, dal punto di vista professionale, un mondo che intuivo e frequentavo da utente “normale” (nel caso esista una simile bestia!). Sono affascinata da tutto questo groviglio markettaro, ma a volte mi sembra che (voi del settore) siete troppo autoreferenziali. Ma ora mi accorgo che il mio non è un commento, ma un papiro! Un testamento! Meglio scrivere un post. Prometto che scriverò la mia lettera agli addetti al marketing (online, ma non solo). Da una che li vede da dentro con gli occhi freschi, con la memoria ancora viva di un comune mortale.
    Riassumendo (eheheh, intanto continuo a scrivere): fate di testa propria, mandate a quel paese chi non crede in voi. Agite anche senza pensare, basta seghe mentali.

  15. gfunk ha detto:

    ho mandato a fare in culo il mondo delle agenzie perché sfruttati e mal pagati (quando riuscivamo a ricevere qc di diverso da un buono pasto).
    Dopo un anno di calvario ho provato in azienda ma sempre il solito schifo!
    allora, da settembre scorso, ho il mio piccolo studio e sono soddisfattò così!
    Il sistema di adesso è marcio perché ci sono persone che sono disposte a mettersi a pecora, pur di lavorare aggratis…
    io ho mandato tutti a cagare e sto facendo i miei lavori, guadagnando il giusto, vivendo serenamente e sto riuscendo finalmente a riappropriarmi della mia libertà.
    Posso confrontarmi con gli altri con serenità, senza il timore che un superiore ti fotta l’idea, la spacci come propria e vada avanti al posto tuo……….
    scusate le parole pesanti!
    vi saluto e dobbiamo combattere l’inciviltà e la mancanza di etica.

  16. in questi ultimi due post (ciao e grazie di essere passati) vedo un tratto comune: il self marketing o personal branding, in italiano: vivere la propria carriera da imprenditore (che non vuol dire necessariamente bill gates, ma magari un decente realtà professionale, con cui vivere una vita dignitosa).

    una cosa che, a mio parere, sanno fare molto bene i giovani di adesso, forse perché spinti da condizioni di mercato ostili. penso tutto il bene possibile di che decide di essere imprenditore di se stesso (come si diceva tempo fa).

    penso perfino che dovrebbe farlo anche chi sta dentro una struttura, speci quando si tratta di sentire il cambiamento e tentare di cavalcarlo (vedi quanto dice marco sull’evoluzione dei copywriter e delle scimmie qui:

    https://ohmymarketing.wordpress.com/2007/06/19/cose-per-noi-un-copywriter/#comment-148

  17. d ha detto:

    sono un copy freelance. sarò pubblicitario nelle risposte:
    concordo appieno sulla gavetta, indispensabile a formare carattere e professionalità (sono ancora in gavetta). ma oggi è davvero uno schifo!
    non concordo sul “divismo” intangibile della classe degli oggi 40/50 enni di successo dell’adv italiana, che ci maltrattano, solo per aver avuto il culo di nascere prima di noi ed in un periodo di novità socioculturale mondiale.
    concordo con ciò che hai detto sull’abolizione sadica della castrazione di nuovi talenti creativi. ma una buona maggioranza di direttori creativi è altamente frustrata ed egocentrica!
    non concordo sulla presunta genialità della classe suddetta, talmente geniale da essere puntualmente bistrattata a cannes ogni anno. la banalità=genialità sembra non essere sufficente per gli italiani, sempre ansiosi e di vincere e sempre meno convinti delle proprie reali capacità.
    concordo sulla formazione personale in scuole di comunicazione o sedicenti tali. vero è che se non le fai non entri nel giro. e su questo mi piacerebbe essere nato prima, quando da ignaro pirla ti presentavi in una agenzia e come in una bottega i tuoi capi ti insegnavano il mestiere. oggi sono anche avidi nel dare. i veri geni danno, non hanno il barile col fondo.
    per concludere aggiungo che non demordere è fondamentale se si ha passione e talento, forse non da premi (quali quelli che davvero contano?), e mi vien da dire che solo per i premi di altri noi creativi di oggi diamo il culo per nulla!
    grazie
    d

  18. è uno schifo, d’accordissimo. (ma, potendo, evitiamo di crogiolarci nell’autocommiserazione, che alla fine fa solo male inutile!).

    hai ragione: chi se ne frega dei divi in andropausa.

    meglio trovarsi un genio disponibile. difficile? difficilissimo. ma lo è sempre stato.

    cannes e premi: facciamo che non ne parliamo più per almeno 10 anni? anzi no, per sempre.

    a un giovane direi: non accettare quello che non ti va bene. appena te lo puoi permettere volta le spalle a chi non ti dà niente e ricomincia a cercare. (cacchio i consigli inutili mi scappano dalla tastiera…).

  19. d ha detto:

    concordo su tutto massimo. (non vi è autocommiserazione, non più!)
    adesso cerchiamo solo di fare una buona, proficua pubblicità. vecchie volpi e giovani lupi.
    ciao da un ex tuo studente ; )
    d

  20. antonio ha detto:

    ciao max capito qui alla ricerca di una risposta, perchè alla fine:
    1. ok abbiamo ragione
    2. ok ci sono divi in circolazione
    3. ok ce ne andiamose se non ci da nulla

    ma alla fine, arrivando a un benedettissimo punto, qual’è l’alternativa?

    questa è la situazione, cosa si può fare per cambiarla se così non si può andare avanti?

    e il consiglio dell’esselunga equivale a un cambiate lavoro? (perchè guarda che a volte lo stage è pagato sì, 300 euro al mese, che al giorno d’oggi non valgono assolutamente nulla per chi ha raggiunto la maggior età e non sta in famiglia )

    e cosa proponi tu? avrai una posizione o no?
    qual’è? zitti e ciao?

    perchè se no tutto questo cianciare non è altro che aria fritta, e lo sai il fritto non si digerisce bene…

  21. @d

    ciao ex – spero che quelle ore ti siano servite. buon lavoro.

    @ antonio

    d’accordo con te sull’aria fritta, ma d’accordo anche con bob dylan che… the answer, my friend, is blowing in the wind.

    non credo che nessuno possa aspettarsi di trovare (qui o altrove) una bella rispostina pronta che risolve tutto (dalla propria situazione personale a quella generale) come, perdonami, sembreresti desiderare.
    mi piacerebbe molto dartela, ma… forse mi stai sopravvalutando un po’!

    il consiglio dell’esselunga non è cambiate lavoro, ma:
    piuttosto che fare male una cosa, rinunciatevi e prendete le distanze.

    sulla mia “posizione”, ti deluderò ma, no, non ce l’ho.
    ho un lavoro, una società, dei clienti, dei collaboratori ecc ecc, ma una “posizione” che mi dia il potere di cambiare le cose così, di slancio, con una proposta, sorry.

    non per questo, secondo me, questo cianciare è aria fritta.

    io credo che se ci troviamo qui a scriverci un senso c’è. almeno io lo faccio perché mi sembra di trovarcelo. i 22 commenti sopra a questo, a mio modo di vedere, sono 22 riprove di senso.

    alla fine i consigli sono inutili, ma parlarsi (scriversi, leggere ecc) può sempre servire ad avere uno straccio di idea.

  22. d ha detto:

    ohmymarketing direi di sì. ma solo ora ne comprendo appieno il senso!
    d

  23. Anna ha detto:

    seondo me c’è tanta gente che si sente creativa e non lo è e proprio quella gente ha rovinato tutto

  24. max ha detto:

    ciao anna. a cosa ti riferisci in particolare? (non intendo i nomi, eh…)

  25. Andrea the berz ha detto:

    mancano consigli.
    1- Studiate sempre. Marketing comunicazione psicologia sociologia. Esistono libri che sono pietre miliari e molti creativi non sanno niente
    2- non tiratevela: essere creativi non vuol dire originali. Molti dei miglior creativi all’estero sono persone assolutamente normali, con capelli normali, vestiti normali, vita normale. La creatività tiratela fuori nel vostro lavoro non nel scegliere un look
    3- leggete riviste non italiane, qua la comunicazione è troppo banale. Se arrivate ad usare il sesso per vendere non avete più nulla da dire.
    4- Se pensate che noi italiani siamo creativi, provate ad andare a new york, costa poco e imparate tanto
    5- lavorate tanto e bene (Ogilvy docet)
    6- non date la colpa agli altri del vostro fallimento
    7- Se fallite potete sempre ripartire

    ciao

  26. Rob_84 ha detto:

    Grazie per i tuoi consigli!!! Fa piacere vedere che qualcuno ci crede ancora, crede nei giovani, nel lavoro duro costante che porta ottimi risultati… beh io faccio parte dei giovani grafici appena usciti dall’università, in balia del marcato del lavoro in piena crisi, dove è dura vedere uno spiraglio…
    ma proverò a seguire i tuoi consigli!!!!!!!!!!!!!

  27. Alessandro ha detto:

    Senza idee, non si campa.

    Un caro salutone al carrierone, cravattone, macchinone.
    Ale

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