Visto che mio figlio (in quinta) fa 4 ore settimanali di religione e 3 di inglese, perché non gli insegnate la religione in inglese?
Finto testo = gente finta?
Non ci posso credere. Prima il sito di un gruppo di consulenti, poi una brochure aziendale.
Lo stesso testo ripetuto in tutte le pagine (nel primo caso la biografia di un consulente era la stessa di tutti, nel secondo le origini dell’azienda in tutte le pagine, compresa quella del catering).
Di fronte a una sciatteria tale, non posso che trarre una conclusione: finto testo = gente finta.
Voi cosa pensereste di uno che, dopo avervi stretto la mano, risponde la stessa cosa a qualsiasi domanda gli facciate?
Focus. Equilibrio. Energia. Idee. Slancio. Amici. E più futuro. Questo voglio dal 2012.
Focus per non perdere di vista le cose importanti, non confondere le idee fondamentali con quelle solo carine.
Equilibrio per capire quando fermarsi, quanto chiedere agli altri e a me stesso, dove spingere e dove trattenersi.
Energia per riempire di azione i piani attualmente sulla carta.
Idee per risolvere i problemi, quelli che vedo e quelli che arriveranno, senza ricadere in formule già usate, quindi sbagliate per definizione in un mondo che cambia.
Slancio, perché solo muovendoti riesci a stare vivo.
Amici, perché da soli, nulla può funzionare.
E soprattutto, più futuro: uno sguardo più lungo e fiducioso su quello che ci aspetta, una presa maggiore sui giorni e sugli anni, una presenza capace di incidere sulla realtà delle nostre vite, in termini di sostenibilità, di progettualità, di futuro, appunto.
Per me, per la mia famiglia, per la mia città, i miei coworker, per tutti.
Chiedo troppo? Secondo me è ancora poco, ma per questi 12 mesi può bastare ;-)
Ho letto “Twitter” di Federica Dardi.
L’ho letto, l’ho riletto, poi l’ho regalato. L’ho consigliato, l’ho fatto leggere. Ne ho comprati ancora, che ho dato ai miei collaboratori. Un giorno che avevo un dubbio, ho comprato al volo la versione ebook, e poi ho messo in giro anche quello.
Ho portato con me questo libretto per quasi tutto l’anno (era il 1° marzo quando lo misi sul comodino), e ancora adesso è qui accanto al mio computer, sulla cui scrivania è peraltro ben piazzata anche la copia digitale, in pdf.
Per me, il bello del lavoro online ha molto a che fare con l’estendere la rete.
Con questo intendo dire che sono particolarmente attratto dai modi, lavori, opportunità di portare rete dove non c’è.
“Portare rete” significa anche usare strumenti nuovi, strumenti in grado di modificare i modi in ci ci si relaziona l’uno con l’altro, e Twitter – come sa bene chiunque si sia mai avvicinato a questo social network – è così diverso da risultare addirittura spiazzante.
In tutto questo, un libro come quello di Federica Dardi, aka @elisondo è un bell’aiuto: insegna, spiega, avvicina, aiuta, accompagna, suggerisce, risponde, stimola, diverte.
Personalmente, è l’approccio che preferisco, quello più utile a chi con queste cose ci lavora (come il sottoscritto) ma anche più corretto verso chi queste cose le vorrebbe mettere nella giusta prospettiva: quelle di strumenti utili a farci qualcosa…
Insomma, alla domanda tipica di chi non riesce a “entrare” nello spirito di Twitter, ora c’è una risposta: un libretto blu edito da Apogeo e scritto da una blogger che ama i libri e ne studia presente e futuro.
Dimenticavo… la mia solita frase che riassume il libro:
Prima di giudicare frettolosamente un modo di comunicare che avvicina qualcosa come 460.000 persone al giorno tutti i giorni, concedetevi il lusso di capirlo in un modo che non richiede nessuna fatica: un libro scritto bene.
Quelli che il marketing lo fanno con le mani.
Sono un copy, ma sono orgoglioso di aver lasciato la sceneggiatura di questi film ad altri.
Li ho lasciati ai fondatori di Berto Salotti, che li hanno scritti – senza saperlo - lavorando per 40 anni la pelle, i telai in legno massello, i bottoni dei divani.
Io ho solo suggerito che anche il marketing si può fare con le mani.
E poi abbiamo girato.
Complimenti a un’azienda artigianale che ha saputo percorrere le strade del web tra i primi in Italia, e che ha onorato la mia agenzia di un incarico che ci emoziona e coinvolge: il progetto #percheberto.
Ho sempre pensato che la comunicazione migliore sia artigianato, e non dimentico mai l’ispirazione che ci ha dato un grande maestro della comunicazione, Pasquale Barbella, citando – come riferimento per il nostro lavoro - La chiave a stella di Primo Levi e la figura del tecnico maniaco del lavoro ben fatto, Faussone, nel suo libro Confessioni di una macchina da scrivere.
Nel nostro piccolo, proviamo anche noi ad essere all’altezza di un lavoro importante quale la comunicazione.
[Regia Dario Figoli - produzione Uaz Production]
I miei 34 contributi al Dizionario Treccani di Informatica, ICT e Nuovi Media.
Ho iniziato in febbraio, ho finito 10 minuti fa, con un po’ di ritardo sulle ultime voci (Nerd 2.0, Neutralità della Rete, Postare e Packaging), le 34 voci che il comitato scientifico di Treccani Editore mi ha affidato per il nuovo Dizionario di Informatica, ICT e Nuovi Media.
Chiudo quindi Dropbox e ringrazio Edoardo Fleischner, Mauro Scaioni e Roberto Ghislandi per avermi dato un’incarico di quelli che la mamma ne va orgogliosa.
Certo che leggere la mia lista di vocaboli tutta di seguito dà l’idea di che razza di scimmia sono diventato…
- advertising
- age of conversation
- barcamp
- berners-lee tim
- co-creation
- coda lunga
- corporate blogging
- craig’s list
- desmoblog
- effetto virale
- english cut
- feed
- flame
- footer
- freemium
- gosin seth
- liveblog
- lulu
- lurker
- macleod hugh
- mailbox
- nerd 2.0
- neutralità della rete
- nielsen jakob
- ohmynews
- packaging
- postare
- punto informatico
- reputation marketing
- teaser
- trip advisor
- unique selling proposition
- word of mouth
- wordpress
Non capita tutti i giorni di andare in tv (belga).
Nel mondo del coworking sta succedendo di tutto. Ci vediamo a Berlino dopodomani.
Una conversazione tra continenti, sul blog Cowo.
Un gruppo di Italiani, per una volta forse non più indietro dei nordeuropei o degli americani o degli asiatici.
Un workshop dove il sottoscritto racconterà cosa succede dentro quel marchio rosso.
Un gruppo di gente da tutto il mondo che non si è mai vista e condivide visceralmente uno stile di lavoro che è anche di vita.
Una voglia di costruire pazzesca, fortissima, la cui energia a volte mi spiazza.
Ma anche qualcosa di vicino, di umile, di caldo. Come un caffè offerto con silenziosa solidarietà, appunto, tra coworker.
E adesso, a Berlino.
The Headliners? Io preferirei The Hashtaggers.
Si chiama Headliners un libro appena uscito sui migliori copywriter della pubblicità italiana. Anni fa avrei dato un braccio per esserci.
La headline – cioè il titolo del giornale, che nella pubblicità diventa il titolo dell’annuncio pubblicitario – è stata infatti per molti anni l’oggetto ossessivo delle mie giornate (e nottate) di lavoro. Divoravo gli annual, invidiavo quelle dei miei direttori creativi, sudavo mille camicie per produrne di buone.
Valeva per le headline, per i testi degli spot, soprattutto valeva per le idee di comunicazione, frutto di una magica alchimia tra parti testuali e visive di un messaggio, e quindi tra copywriter e art director.
Anni straordinariamente intensi, circa dieci, dalla metà degli ’80 in poi, di cui ricordo vivamente le lezioni dei maestri, le emozioni delle campagne finalmente in tv e sui giornali, la frenesia delle premiazioni dell’art directors club.
Poi son successe delle cose.
Ho aperto questo blog, nel 2007, riflettendo sul fatto che la gente entrava nel mio ufficio e mi parlava di marketing, non più di messaggi.
Ne ho aperto un altro che monitorava le aziende che facevano comunicazione… ascoltando (si chiamava Aziende con le Orecchie).
In Monkey Business, la mia agenzia, nasceva una nuova sensibilità.
Adesso mi sento lontano dal mondo delle headline. Adesso la pubblicità mi sembra una parodia di se stessa. Adesso, quando prendo in mano un quotidiano, vi trovo le notizie del giorno prima, che anch’io – come milioni di persone in tutto il mondo – ho visto già su Twitter o Google News.
Per questi motivi, adesso quel libro non mi interessa più tanto. Forse il libro in cui mi piacerebbe essere adesso, si dovrebbe intitolare The Hashtaggers.
Le vent se lève, il faut tenter de vivre.
Era il 1996. Lasciavo il mio ultimo posto fisso con questa frase di Paul Valéry in mente.
Il mio mantra di ogni giorno da allora.
In loving memory. Forever hungry, forever foolish I will be.
Nomad Worker… relaxing :-)

By Laura Coppola.
Alzo gli occhi dal computer, e molte cose mi sembrano parodie di se stesse.
La pubblicità.
Certi convegni.
Alcuni personaggi.
Mi chiedo se è l’effetto di una dieta mediatica prolungata, che dura ormai da alcuni anni (tim ferriss e la sua low information diet docet)… quando non vedi le cose per molto tempo, possono succederti cose così. O magari è il mio solito carattere che si stufa subito.
Di certo è meglio fare (scrivere, leggere, parlare) che guardare (la tv, il convegno, i personaggi).
Quando mi succede così mi viene da alzarmi, aprire il computer e costruire.
“Coworking con l’erba sotto i piedi”. Domani a Campogalliano, dove Cowo incontra la natura.
Grazie ai cowomanager di Cowo Campogalliano/Modena per aver organizzato questo bell’evento, in cui il coworking mette i piedi sull’erba, nel magnifico posto che vedete nella foto.
Io ci sarò! :-)
Buon lavoro ragazzi (e professori).
Domani inizia un altro anno scolastico.
A proposito di scuola italiana, leggendo Google Story ho appreso che il papà (prof di matematica) del co-fondatore di Google Sergey Brin – dopo essere emigrato tra mille stenti dalla Russia agli USA con tutta la famiglia – iscrisse il piccolo Sergey a una scuola americana metodo… Montessori.
Buon lavoro a tutti, ragazzi e professori italiani.
Quando sono stanco, penso a Dostoevskij.
Che ha scritto Il giocatore e Delitto e Castigo insieme, uno al mattino e uno alla sera.
Oppure a Steve Wozniak, che di giorno lavorava all’HP e di sera creava il primo computer Apple (software e hardware, tutto).
Per dire, se ne possono fare di cose in una giornata.
La sostenibilità del marketing e il marketing della sostenibilità.
Vengo a sapere che il progetto Cowo forse entrerà in un progetto, più ampio, dedicato alle città sostenibili. In effetti, il coworking è riconosciuto come “sostenibile”.
Questo della sostenibilità è un tema che mi trovo ad affrontare sempre più spesso, nei discorsi e nei pensieri.
Cosa vuol dire, alla fine, sostenibilità? Perché Cowo è sostenibile? E cosa non lo è?
Non dico queste cose col cappello dell’uomo di marketing, ma con le scarpe del cittadino consumatore.
Mi viene da usare una espressione giovanile: una cosa è sostenibile se ci sto dentro. Se ci stai dentro, è sostenibile.
Così, non è sostenibile dover pagare 3.000 euro di inps appena apri una società (prima ancora di fare la prima fattura). Oppure iniziare l’acquisto online di un volo low cost, e scoprire solo alla fine che pagare con carta di credito costa varie decine di euro (che magari raddoppiano il prezzo del biglietto pubblicizzato). O ancora, non è sostenibile sfogliare una rivista e trovarsi metà delle pagine di pubblicità. O ricevere due telefonate di telemarketing al giorno. O chiedere la trasferibilità del numero di cellulare e rimanere settimane in attesa. O chiedere un’informazione a un servizio clienti e ricevere risposte diverse a seconda dell’operatore. O andare all’agenzia delle entrate con un appuntamento e trovarsi altre 20 persone con lo stesso appuntamento. O comperare un’automobile che perde il 20% del valore il minuto che l’hai pagata.
Potrei andare avanti. A pensarci, viviamo, in condizioni di forte insostenibilità, e il marketing c’entra parecchio.
Per questo mi piace e mi intriga l’attività del coworking.
Sia l’attività in sé, sia il suo marketing.
Ieri uno studente mi ha fatto notare come la frase “prova a guadagnare qualche euro con il coworking” – presente dal 1° febbraio 2009 nella home page del sito Cowo – possa “far pensare a un business”.
In questa timida osservazione c’era un velato rimprovero, come se “business” fosse il male, e come se il concetto di “sostenibilità” non potesse avvicinarsi a quello di “profitto”.
Pareva dirmi: tu prometti un guadagno, non puoi promettere anche la sostenibilità.
Invece, secondo me, un profitto ci deve essere, perché profitto = risorse, risorse = vita del progetto.
Senza risorse i progetti muoiono, e senza progetti nuovi, ahimé, continueremo a stare nell’insostenibile insostenibilità di cui sopra.
E infatti, con Cowo, il profitto lo cerco, in modo lucido e attento, ma divertendomi a tenerlo al secondo posto, dopo le relazioni.
Ecco cos’è la sostenibilità, per me. E il marketing deve seguire questa logica, basata – indovinate un po’? – sulle persone.
Quindi: cerco di guadagnare di più seguendo una strada diversa dalla massimizzazione del profitto.
Provo ad aumentare il profitto abbassando i prezzi e aumentando i servizi, per esempio.
Perché alla base del business del coworking (ammesso che esista) non è la massimizzazione del profitto, ma la massimizzazione della sostenibilità.
Quindi: Più sostenibilità = più business = più profitto.
Detta così può sembrare semplice, ma non lo è. E’ una follia, invece, ma – ne converrete – una follia più bella di quella che si vede ogni giorno nelle news economico-finanziarie…
(Forse qualcuno penserà che sono un ricco eccentrico che gioca alle teorie del business. Invece ho ancora 12 anni di mutuo prima casa, davanti a me. Ma sono convinto che un modo diverso di portare avanti le attività imprenditoriali – finalmente lontano dall’ossessione della crescita infinita, del profitto a tutti i costi, degli investitori da remunerare – sia possibile sostenibile).
Inno ai Social Network (1969).
Le cose che devo capire degli ebook.
Mi vergogno un po’ a dirlo – dopo aver distribuito a destra e a manca quasi 4.000 ebook gratuiti della serie Marketing Horror – ma ora che questa buffa saga è diventata una cosa seria (= un’intera collana di 8 titoli, edita da Apogeo/Feltrinelli e in vendita a 99 centesimi cad) mi sento in dovere di pormi la questione degli ebook, e magari di ricomprarmi un iPad (il primo è caduto vittima della scarsa connessione in casa mia) o un reader…
In sintesi, le cose che mi preme scoprire sono:
- Troverò Dostoevskij, nel caso mi venisse voglia di leggerlo in digitale? (Per dire: come sarà il catalogo dei titoli disponibili, anzi: disponibili in italiano?…)
- Si potrà fare qualche sottolineatura, o prendere qualche appunto a margine, in qualche balordo modo digitale?
- Che lettore è meglio acquistare? Io sono di famiglia Apple, ma non sono mai entrato in sintonia con iTunes, iPhoto, la sincronizzazione dei contatti e tante altre cose della mela…
Magari in agosto mi ci dedico.
La saga del Marketing Horror (extended edition) sta per iniziare!
La nuova serie degli Horror ebook editi da Apogeo/Feltrinelli – cioè i 5 già presentati completamente ripensati e aggiornati, più altri 3 titoli inediti – sta per partire.
Gli ebook scritti da Roberto Ghislandi e il sottoscritto, sul tema degli errori orrori che si commettono tutti i giorni in tutti i rami del marketing, saranno tra poco disponibili per il download, al prezzo ultraeconomico di 99 centesimi l’uno (no, non divento ricco neanche stavolta).
In questi giorni, in questa pagina, verranno svelate le novità al ritmo di due al giorno, mentre su Twitter l’hashtag da tenere d’occhio è #MarketingHorror…
A volte i sogni si avverano.
Grazie a SimpleSpot, ce l’abbiamo fatta. Cosa? Ad avverare un mio sogno per Cowo.
- una rete Wi-Fi pensata e realizzata per i coworking Cowo
- una rete Wi-Fi che favorisca la navigazione internet gratuita non solo nei Cowo, ma anche intorno (free hotspot)
- una password unica per ogni coworker, con cui girare tutti i Cowo
Da ieri sera a stamattina, già due coworking ne hanno fatto richiesta (Bravi Cowo Firenze/Mattonaia e Cowo Omegna/Gravellona Toce!), con Cowo Milano/Lambrate siamo già in tre.
Non mi aspetto che tutti i 58 spazi di coworking aderiscano, come so bene che coloro che viaggiano da un Cowo all’altro sono ancora pochissimi.
Ma noi iniziamo, iniziamo sempre. Non sappiamo dove arriviamo, ma di sicuro non rimarremo a casa ;-)
Marketing à la Stephen King, ovvero: i nuovi “horror books” di Carraro e Ghislandi, pubblicati da Apogeo Editore.
Eh eh, non riesco a nascondere l’orgoglio per quanto sto per scrivere.
Tre anni fa, con Roberto Ghislandi di Web Marketing Garden ci inventammo degli agili libretti digitali, impostati sugli errori più plateali commessi nel marketing.
Siccome gli errori erano grossi, li ribattezzammo orrori.
Ideare la serie del “marketing horror” fu un attimo :-)
Tre anni e quattromila copie dopo (sì, quattromila copie!) , la serie è sul punto di diventare una collana di 8 titoli tra gli ebook di Apogeo (casa editrice del gruppo Feltrinelli che tiene in grande considerazione i lettori digitali).
La proposta di Apogeo, oltre ad averci lusingato, ha anche stimolato Roberto e me verso un ripensamento completo degli ebook, con relativa integrazione di contenuti, operazione per cui non avremmo mai trovato tempo e reale motivazione.
Ora tutti gli ebook – nati, non dimentichiamolo, con la preziosa collaborazione dell’art director Laura Coppola (Monkey Business) – sono stati rivisti e rimpolpati, e il numero di pagine di ognuno è salito da 20-25 a circa una cinquantina.
L’accordo con Apogeo ci permette comunque di continuare a distribuire gli ebook gratuitamente nella versione “light”, mentre le versioni complete verranno vendute, online, a 99 centesimi.
E infine – novità nella novità – i 5 titoli già usciti saranno affiancati da 3 titoli completamente inediti:
- Ecommerce Marketing Horror
- AdWords Marketing Horror
- Seo Marketing Horror
Teniamoci in contatto per il lancio vero e proprio e… preparatevi, o marketing people: sarete presto travolti da un orrore inimmaginabile! :-)
Ho voglia di Chromebook, cioè del computer con *solo* internet.
Ma non sono sicuro, anche perché Mashable dice che non è una macchina per power users (power user si nasce e io lo nacqui).
Spiegazione e video carini in italiano qui, sul sito di Pixmania, dove dovrebbe essere in vendita dal 15 giugno.
La questione non è se votare Pisapia o no. La questione è se cambiare Milano o no.
La posta in gioco non sono i candidati, è la città.
Se non siete contenti di Milano (o dell’Italia, perché Milano è un bel pezzo d’Italia), votate per il cambiamento.
Se invece vi sta bene com’è, lasciate al potere chi l’ha fatta diventare così.
My two cents.
Domenica in Brianza, a parlare di stili di vita sostenibili.
Questa domenica la gita fuori porta prevede una mezz’ora davanti a un microfono, dove sono stato gentilmente invitato a parlare di coworking e sostenibilità.
Mentre ringrazio Alberto Mariani che mi ha coinvolto tra i relatori di veRdiamoci a Sovico, domenica 22/5 alle 17, rifletto sul fatto che Cowo dà il meglio di sè quando va oltre l’affitto della scrivania, per proporre qualcosa, qualunque altra cosa che aggiunga valore al progetto (Alberto è infatti cowomanager del Cowo Sovico/Monza).
In altre parole: il coworking come piattaforma, che ognuno interpreta e utilizza.
Ho sempre pensato che dovesse funzionare così, ma il vederlo succedere nella realtà, sempre di più (Open Cowo a Roma, programma elettorale a Pordenone, piattaforma di progetti a Udine, cowocamp…), è un vero piacere.
Mi ricordo di quando non potevo permettermi i libri, e mi divertivo a leggere maniacalmente i titoli di quelli in vetrina.
No, non ho deciso di buttarla sul patetico, mi veniva solo in mente questa cosa pensando a quante cose si possono imparare, anche da soli, ingegnandosi un po’.
E con Internet, le possibilità dell’autoformazione (si chiama così no?) si sono letteralmente moltiplicate… altro che vetrine delle librerie, leggendo in rete si può imparare praticamente tutto.
E’ questo spirito che ci ha spinto a condividere online le due giornate di formazione che svolgeremo domani e dopodomani (9 e 10 maggio) a Milano, sui temi della Multicanalità, Presenza Online, Email Marketing, Social Media, Analytics, SEO, Adwords.
Per avere due intere giornate di formazione su questo insieme di temi – piuttosto rilevanti direi – trattati con la concretezza e l’approccio diretto tipici di Web Marketing Garden, basta seguire il mio account Twitter (@maxthemonkey) da domani alle 9 fino a dopodomani alle 18.
Il corso di #buonmarketing potete seguirlo anche così, senza spendere un soldo né muovervi dal vostro computer.
Non avrete il contatto con il docente, né la possibilità di vedere le slides, e nemmeno i libri in omaggio… ma nulla di tutto questo è importante, se c’è la voglia di imparare una bella sfilza di tweet possono fare miracoli :-)
A domani!
Evolvere il progetto Cowo.
Il #buonmarketing si avvicina. Provo a dire le mie 20 ragioni per iscriversi.
Piccolo video per raccontare velocemente quanto c’è di buono nel corso che stiamo preparando.
A che punto è il coworking, imho.
Con Cowo abbiamo organizzato il #cowocamp2011, il secondo barcamp dedicato al coworking italiano.
Questa la mia presentazione, che è anche il mio punto di vista attuale sul coworking (dopo circa tre anni che me ne occupo).
Il 9/10 maggio a Milano, corso di Buon Marketing. C’è uno bravo che insegna ;-)
Non io, ma Roberto.
Del resto – nel corso di Buon Marketing, di cui ho già parlato – lui svolge gli argomenti:
- Introduzione (dalla multicanalità al ROI alla coda lunga)
- Ottimizzazione del sito Internet (accessibilità, user experience, catalogo e dettaglio prodotti, carrelli abbandonati)
- Email Marketing (struttura campagna, privacy, strategia, conversioni)
- Web Analytics (cosa e come misurare, insidie, Google W.A., filtri, report, intelligence)
- SEO (parole chiave, contenuti, codice, link, penalizzazioni)
- Google AdWords (costi, risultati, punteggi di qualità, corrispondenze)
Io farò solo i social media, il 9 pomeriggio.
Comunque sia, venite, si può partecipare anche una sola delle due giornate, e i costi dono davvero bassi. C’è perfino una convenzione per dormire a Milano a un prezzo supersmart.
Se non avete voglia di andare alla pagina del buon marketing, potete scaricare qui il modulo di iscrizione, oppure la scheda di presentazione del corso, qui.
Adesso vi lascio al video, dove l’ottimo Ghislandi spiega tutto in 4’29″ netti :-)




